Studio medico Neuromed sulla spirulina contro l'ipertensione arteriosa

Studio medico Neuromed sulla spirulina contro l'ipertensione arteriosa

Prospero Rigali
Gennaio 4, 2019

Il professor Vecchione, direttore dell'Unità di Fisiopatologia Vascolare presso l'istituto molisano, ha aggiunto che il peptide individuato nell'estratto di spirulina riuscirebbe a correggere un difetto nei pazienti ipertesi per quanto riguarda il naturale processo di regolazione dell'endotelio da parte dell'ossido nitrico.

Da una sostanza di origine naturale nuove possibilita' contro l'ipertensione. E' il risultato di ricerca del laboratorio di fisiopatologia vascolare dell'Irccs Neuromed di Pozzilli (Iss) che mostra come un estratto della cosidetta 'alga azzurra' abbia la capacità di contrastare l'ipertensione arteriosa attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni. La spirulina sempre piu' celebrata mediaticamente come un 'supercibo' per via delle numerose proprieta' benefiche che le vengono attribuite (anche se i suoi effetti sono ancora oggetto di indagini) da un po' di tempo e osservata speciale anche dai ricercatori dell'Irccs Neuromed, centro di eccellenza della provincia di Isernia. Si tratta di un cianobatterio, ovvero di un batterio capace di fotosintesi. "La nostra ricerca - riferisce Albino Carrizzo, primo firmatario del lavoro scientifico - è partita sottoponendo l'estratto grezzo di spirulina alla digestione gastrointestinale simulata". In altri termini, abbiamo riprodotto cio' che accade nell'intestino umano dopo aver ingerito la sostanza.

Dopo aver isolato dal microorganismo diversi peptidi, composti chimici normalmente più piccoli delle proteine (solo alcune sono composte da un solo peptide), i ricercatori italiani ne hanno identificato uno completamente nuovo che hanno chiamato SP6. Per verificarne le proprietà lo hanno testato su vasi sanguigni "coltivati" in laboratorio e su modelli murini (topi), facendo emergere la spiccata efficacia come vasodilatatore (cioè composto in grado di ampliare il lume di vene e arterie). Proprio questo ha spinto i ricercatori a sperimentare il peptide in animali affetti da ipertensione, ottenendo un effettivo abbassamento della pressione arteriosa. Quella che gli scienziati sperano di ottenere è un "coadiuvante naturale" delle normali terapie farmacologiche per combattere l'ipertensione.