Carezze ai neonati hanno un effetto anti-dolorofico

Carezze ai neonati hanno un effetto anti-dolorofico

Prospero Rigali
Dicembre 21, 2018

E' questa una interessante scoperta che è stata presentata nei giorni scorsi dai ricercatori della University of Oxford quali hanno pubblicato sulla rivista Current biology, uno studio intitolato "Stroking modulates noxious-evoked brain activity in human infants".

Carezza antidolorifica. Gli esperti ci spiegano che attraverso l'elettroencefalogramma è possibile osservare l'attività del cervello e quindi verificare la risposta di questo allo stimolo doloroso. Un precedente studio dello stesso team aveva già evidenziato l'esistenza di un pattern di attività cerebrale dei bambini correlata al dolore subito dopo un esame del sangue, dimostrando inoltre che poteva essere ridotto con interventi quali l'applicazione di un anestetico locale prima della procedura medica. Grazie a questo studio, i ricercatori spiegano come effettivamente la carezza effettuata sul bambino possa ridurre la sensazione di dolore, ad esempio quando è prossimo al vaccino. Come mai? Secondo gli esperti questo potrebbe significare che le carezze creano una dissociazione tra il movimento degli arti e l'attività cerebrale. I genitori accarezzano i loro bambini in modo intuitivo a questa velocità ottimale. "Se riusciremo a capire meglio le basi neurobiologiche di tecniche come il massaggio infantile, potremo dare i giusti consigli ai genitori su come confortare i loro bambini".

Gli esperti sottolineano che la carezza perfetta si rivelerebbe efficace per ridurre il dolore nei bambini perché la sua velocità sarebbe equivalente a quella del dolore, che si muoverebbe a circa 3 centimetri al secondo.

Al pari, dunque, degli abbracci di mamma e papà, anche l'accarezzamento in senso stretto - che ridurrebbe nei bambini l'attività cerebrale correlata alle esperienze dolorose - aiuta a limitare il dolore che provano i cuccioli in determinate situazioni, proprio come un analgesico ma senza effetti collaterali. Adesso i ricercatori puntano su un nuovo successo, ovvero il loro obiettivo sarà quello di ripetere l'esperimento sui bambini prematuri, i cui percorsi sensoriali ancora sono in via di sviluppo.