Ipertensione: dieta ricca di sale danneggia anche le ossa

Ipertensione: dieta ricca di sale danneggia anche le ossa

Prospero Rigali
Dicembre 20, 2018

I ricercatori del Baker Heart and Diabetes Institute di Sydney per evidenziare gli effetti del sale, oltre all'ipertensione, hanno studiato due gruppi di topi. Un'alimentazione con troppo sale, però, non sarebbe soltanto capace di provocare dei problemi a livello cardiovascolare, ma danneggerebbe anche le ossa.

Hanno fatto in modo che i topi si cibassero di cibi con sale abbondante. Al termine di tre mesi, i ricercatori hanno scoperto che i topi del primo gruppo avevano sviluppato un sistema immunitario iperattivo caratterizzato da una produzione eccessiva di globuli bianchi. Hanno poi controllato le ossa dei topi, dove abitualmente risiedono le cellule staminali, e le hanno trovate crivellate di minuscoli buchi. Lo stesso ricercatore Murphy ha anche ricordato che le ossa 'non sono solide' ma solo costituite da 'cellule staminali che hanno il compito di produrre nuove cellule per il sangue'. E' come se la crescita delle cellule immunitarie iperattive avesse corroso il tessuto osseo a causa dell'alta concentrazione di sale. Quando le cellule immunitarie iniziano a masticare l'osso, le cellule staminali fuggono nella milza.

Insolitamente per tale ricerca nella fase iniziale (lo studio non è ancora stato accettato per la pubblicazione, sebbene i suoi risultati siano stati presentati a conferenze nazionali e internazionali), il professor Murphy ha dati umani. Lì, iniziano a produrre troppi globuli bianchi, che possono bloccare i vasi sanguigni e aumentare la pressione sanguigna.

Questo processo finora ignorato può spiegare perché la dieta ad alto contenuto di sale causa attacchi di cuore, sostiene Murphy. Hanno trovato persone che mangiavano 12 grammi o più di sale al giorno presentavano segni significativi di decomposizione ossea. La ricerca fa parte di una più ampia iniziativa della comunità scientifica globale per riconsiderare le 'malattie cardiovascolari', un concetto attualmente onnicomprensivo per tutti i disturbi cardiaci causati da pressione alta e colesterolo alto: il nuovo studio mostra infatti che anche il sistema immunitario svolge un ruolo di rilievo.