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ELEZIONI MIDTERM USA/ La "piccola vittoria" democratica rilancia Trump

Prospera Giambalvo
Novembre 7, 2018

Ci sono in questa linea economica dei problemi che sono venuti a galla e che hanno risvegliato in un certo senso il Partito democratico.

Per le elezioni di metà mandato si tratta della vittoria del partito che sostiene il presidente più grande dai tempi di Kennedy nel 1962: lo afferma Donald Trump parlando alla Casa Bianca dopo le elezioni di midterm. L'America si è recata alle urne in massa per le elezioni di metà mandato e stanotte i risultati Stato per Stato diranno se Donald Trump avrà ancora una maggioranza repubblicana in Congresso pronta a sostenere l'agenda dell'America First.

Anche se i Dem hanno vinto, per Trump non è una vera e propria sconfitta, dato che il suo predecessore Barack Obama nelle elezioni del 2010 perse la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Su alcune cercheranno di trovare un difficile accordo con i Repubblicani, così da permetterne il passaggio al Senato e l'entrata in vigore, ma molte altre le approveranno e basta: non entreranno in vigore, in mancanza del voto del Senato, ma serviranno a mostrare agli statunitensi quali sono le loro priorità in vista delle elezioni presidenziali e legislative del 2020.

I Democratici hanno preso il controllo della Camera, riuscendo a capitalizzare il voto anti-Trump e ottenendo anche seggi in stati vinti nel 2016 da Trump, mentre il Senato è rimasto nelle mani dei Repubblicani. Per il tycoon è il giorno più lungo da quando è partita la sua avventura alla Casa Bianca, dove si è trincerato insieme ai familiari e ai suoi più stretti collaboratori per seguire minuto per minuto l'Election Day. In palio c'erano solo 35 seggi (su 100) e non tutte le sfide erano aperte. Da segnalare che i deputati rimangono in carica per due anni, mentre i senatori per sei anni. E a fargli da traino potrebbe essere il più carismatico Andrew Gillum, se questi dovesse diventare il primo governatore afroamericano del Sunshine state ai danni del falco e 'Trump style' Ron DeSanctis. I suoi parenti in Cisgiordania hanno salutato la notizia con un misto di orgoglio e speranza che sarà in grado di sfidare l'amministrazione degli Stati Uniti, ampiamente considerata ostile ai musulmani e alla causa palestinese.

Ad oggi le donne rappresentano solo il 20 per cento del Congresso, con il Partito Democratico che raggiunge il 37 per cento e quello Repubblicano che sfiora il 18 per cento.

L'infografica successiva riassume i risultati della corsa ai governatorati. Una sconfitta che appare però controbilanciata dai risultati nettamente positivi del partito del presidente al Senato, con vittorie in stati dove nelle ultime settimane Trump aveva fatto un'intensa campagna elettorale.

Paulette Jordan non diventerà dunque la prima governatrice nativo americana degli Stati Uniti.

Con tutta la sua imprevedibilità e la sua politica di continue impressioni e sensazioni, che sembrano spesso poco razionali, Trump ha di fatto imposto una leadership che prima si è posta come anti-sistema, poi ha affrontato questioni geopolitiche in modo totalmente nuovo nei confronti dell'Europa in particolare. Bill Nelson, democratico, ha perso nella corsa al governatorato della Florida contro il governatore uscente Rick Scott. Queste Midterm sono state anche la "prima volta" per delle deputate native americane - Davids e Haaland, elette in Kansas e New Mexico. Ma se ne parlerà, perché tra gli elettori e i parlamentari Democratici c'è chi vorrebbe usare questa opzione anche solo per mettere in difficoltà il presidente, e perché ora, banalmente, l'opzione esiste. Oppure i numerosi candidati dichiaratamente omosessuali fra cui la stessa Davids o Jared Polis, repubblicano progressista eletto governatore del Colorado. Se fosse stata eletta sarebbe diventata la prima donna e la prima afroamericana nella storia degli Stati Uniti a diventare governatore.