La Corte Ue:

La Corte Ue: "L'Italia recuperi l'Ici non versata dalla Chiesa"

Bruto Chiappetta
Novembre 6, 2018

La vicenda è molto complessa: l'Ici (Imposta comunale sugli immobili), poi sostituita dall'Imu, è stata introdotta nel 1992, esentando dal suo pagamento gli enti non commerciali.

Lo Stato italiano deve recuperare l'Ici non versata dalla Chiesa.

Inoltre, ha ricordato che i ricorrenti erano situati "in prossimità immediata di enti ecclesiastici o religiosi che esercitavano attività analoghe" e dunque l'esenzione Ici li poneva "in una situazione concorrenziale sfavorevole (.) e falsata". La Corte di giustizia, pronunciatasi in Grande Chambre, ha invece annullato sia la decisione della Commissione europea che la sentenza del Tribunale Ue, spiegando che tali circostanze costituiscono mere "difficoltà interne" all'Italia, "esclusivamente ad essa imputabili", non idonee a giustificare l'emanazione di una decisione di non recupero. I ricorsi vennero dichiarati ricevibili ma respinti in quanto "infondati".

In sintesi, la Corte ha riconosciuto che la Commissione ha giustamente certificato l'esistenza di "un aiuto di Stato illegale", ma che ha sbagliato a non recuperare quelle somme. Fino al 2004 questa esenzione - di cui non beneficiava solo la Chiesa cattolica, ma tutto il vasto mondo non profit - ha sollevato un contenzioso fino a quando una sentenza della Cassazione - relativa a un immobile di proprietà di un istituto religioso utilizzato come casa di cura e pensionato per studentesse - ha affermato che per beneficiare dell'esenzione sono necessari tre requisiti uno dei quali particolarmente importanti, cioè che gli immobili venissero usati a fini non commerciali. Il ricorso è stato presentato dalla scuola elementare Montessori di Roma contro la sentenza del tribunale Ue del 15 settembre 2016: in quel caso, in primo grado, si era ritenuta legittima la decisione della Commissione europea di non recuperare le somme di enti non commerciali, sia religiosi sia no profit. Lotta che con la Rosa nel Pugno abbiamo portato nelle aule parlamentari sin dal 2016 grazie allo straordinario lavoro del tributarista e militante del Partito Carlo Pontesilli e dell'avvocato Edoardo Gambaro che si è assunto l'onere di difendere il primato del diritto e della legge anche di fronte ad agguerriti oppositori quali la Repubblica Italiana e la Commissione Europea. A deciderlo è una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che annulla la decisione della Commissione del 2012 e anche la sentenza del tribunale Ue del 2016. "Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l'altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa".

"Chi svolge un'attività in forma commerciale, ad esempio, di tipo alberghiero, è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell'intera collettività".