Madre e figlio ricoverati per colera: rientravano dal Bangladesh

Madre e figlio ricoverati per colera: rientravano dal Bangladesh

Prospero Rigali
Ottobre 7, 2018

Dopo averli già incolpati di "portare le malattie oltre alla miseria" il quotidiano diretto da Vittorio Feltri imputa ai migranti la presunta emergenza sanitaria scoppiata a Napoli, con i due casi di colera registratisi nel capoluogo partenopeo. "Se le persone contagiate vengono isolate subito, reidratate e trattate, l'infezione non fa grossi danni".

Le condizioni dei due pazienti sono stazionarie e nel frattempo sono state attivate tutte le procedure e i protocolli sanitari previsti in questo caso.

Per avere chiarimenti sul caso, fanpage.it ha intervistato il Direttore generale Antonio Giordano e il Direttore della Prima divisione Malattie infettive Carlo Tascini dell'ospedale Cotugno.

Arrivato in gravi condizioni il piccolo, sta migliorando rapidamente.

Quando c'è da stupire per il cattivo gusto mostrando il giornalismo più becero, Libero è sempre una garanzia. La diagnosi è di colera. Il primario Mario Tascini intanto precisa come non si debbano creare allarmismi. "Lo hanno portato gli immigrati".Secondo alcuni, come il consigliere Regionale dei Verdi Borrelli l'accusa agli immigrati sarebbe davvero inaccettabile. A rendere noti i due casi è stato il nosocomio di Cotugno di Sant'Arpino, in provincia di Caserta, dove i due sono stati ricoverati.

Un'infezione importata dunque: il Bangladesh è infatti una zona in cui il colera circola cronicamente tra la popolazione. In Italia, l'ultima importante epidemia di colera risale al 1973 in Campania e Puglia. Lo ha comunicato ieri l'Azienda ospedaliera dei Colli. L'esperto ricorda che il colera e' una malattia infettiva batterica causata dal vibrione del colera caratterizzata da vomito e numerose scariche di diarrea con feci acquose e profonda disidratazione. Il colera si contrae consumando acqua o alimenti contenenti il batterio Vibrio Cholerae e il contagio avviene per trasmissione oro-fecale ed è frequente in condizioni igienico-sanitarie precarie.