Alzheimer, la diagnosi precoce ormai è possibile ma le cure ancora lontane

Alzheimer, la diagnosi precoce ormai è possibile ma le cure ancora lontane

Prospero Rigali
Settembre 23, 2018

"Ci auguriamo che la diffusione di questo rapporto aumenti la consapevolezza della malattia di alzheimer e della demenza, e accenda un dibattito per portare il maggior numero possibile di governi e aziende a dedicare fondi e attenzione alle persone con demenza e alle loro famiglie affinchè possano ottenere una migliore qualità di vita".

I medici concordano sulla tempestività della diagnosi: se precoce è fondamentale sull'influenza che la malattia avrà sulla vita del paziente e su coloro che gli sono vicino: si sentiranno attraversi i programmi di assistenza meno soli di fronte alla malattia e potrà essere avviato resto il trattamento farmacologico che può rallentare il processo degenerativo di uno, due o tre anni.

La Federazione Alzheimer Italia ha realizzato un esperimento con 5 persone che hanno ricevuto negli scorsi mesi un vaso e sono state invitate a riempirlo di oggetti personali ed elementi simbolici connessi a momenti importanti della propria storia personale. L'ultimo studio, pubblicato sul BMJ, ribadisce il ruolo dello smog.

Certo è innegabile che la scienza si stia dando da fare per scoprire le cause della malattia, ma nel frattempo che i ricercatori si affannano a trovare soluzioni, i malati e chi li assiste si ritrovano a vivere un problematico e pesante quotidiano.

La mostra rispecchia un movimento mondiale sempre più diffuso che guarda alle capacità che i soggetti con demenza hanno ancora, piuttosto che a quelle che hanno perso, e mira a delineare un nuovo approccio positivo di cura basato sulla stimolazione, su una comunicazione efficace, sul trattare le persone con dignità. Anche laddove si sono trovati in passato sistemi per ridurre queste placche, però, questo non si è tradotto in una remissione dei sintomi.

"Nei pazienti affetti da Alzheimer", spiega la Società Italiana di Neurologia, "le cellule cerebrali nell'ippocampo - una parte del cervello associata a memoria e apprendimento - sono spesso le prime a essere danneggiate". Nella nostra provincia secondo la mappa dei servizi dell'Osservatorio Demenze dell'Istituto Superiore di Sanità inoltre sono solo 6 i centri che si occupano di disturbi cognitivi e demenze, e solo 6 anche i centri diurni. "Le persone già colpite da una forma di declino cognitivo lieve non hanno la certezza di ammalarsi di Alzheimer, ma convivono con un rischio significativamente più alto".

Ma chi è pronto ad accogliere queste voci "fuori dal coro"? "Carlo Ferrarese, Presidente SINDEM, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano dell'Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l'Ospedale San Gerardo di Monza - le sperimentazioni cliniche attuali sono rivolte alla prevenzione della malattia". Gestisce un punto di ascolto, diretto e telefonico (0547/646583), con volontari e una psicologa, fornisce consulenze legali (su appuntamento) e realizza tanti progetti pensati per le persone con demenza e per chi si prende cura di loro.

Durante lo scorso anno sono stati interrotti alcuni studi promettenti su nuove terapie per la Malattia di Alzheimer, perché non rilevavano una sufficiente efficacia.