Orban: voto del Parlamento Ue è innocuo per l'Ungheria

Orban: voto del Parlamento Ue è innocuo per l'Ungheria

Prospera Giambalvo
Settembre 16, 2018

E il vicepremier Matteo Salvini, nonostante ieri gli alleati di governo pentastellati abbiano votato contro Orbàn, ha annunciato: "L'Italia dirà no alle sanzioni".

Budapest, in particolare, è stata recentemente punita dall'Unione Europea per migranti presumibilmente maltrattati e anche per aver fatto pressione sui media.

In riferimento all'accordo, ancora da firmare, preso con la Germania sulla questione immigrazione Salvini spiega: "sarà un accordo a tempo, fino a novembre, a saldo zero, non riguarderà il pregresso e sarà sottoscritto se la Germania ci darà una mano a sostenere il cambio delle regole della missione Sophia, che per colpa del Governo Renzi ha sbarcato in Italia 45mila persone". Se l'approvazione del rapporto Sargentini avrà certo effetti meno stringenti sul piano giuridico - per passare definitivamente la procedura esige il consenso unanime dei capi di stato e di governo e, in quella sede, l'Ungheria potrà contare sul veto della Polonia, altro membro del gruppo di Visegrad oggetto, non casualmente, dello stesso tipo di misura -, il pronunciamento di Strasburgo, illumina meglio lo scuro scenario delle prossime elezioni europee.

"Le sanzioni contro il popolo ed il governo ungherese sono un atto politico, una follia di quell'Europa di sinistra che non si rassegna al cambiamento", ha detto in conferenza stampa il leader leghista. "Chi desidera accogliere i rifugiati nel suo Paese lo può fare, ma quelli che hanno problemi con questa soluzione devono essere rispettati". Salvini ha parlato di una "lunga positiva e costruttiva discussione, non solo sull'immigrazione". "Il 18 settembre a Mosca ci saranno i colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro ungherese Viktor Orban, in visita ufficiale in Russia. È quanto di più lontano ci sia dalla mia testa, come politica, come principi e come valori".

DRAGHI E UE BACCHETTANO L'ITALIA - Intanto, l'Italia è finita nel mirino di Mario Draghi, presidente della BCE, che è intervenuto a gamba tesa sull'Italia avvertendo che dopo i "danni" causati da alcune dichiarazioni politiche, poi modificate a più riprese ora conteranno "i fatti" rappresentanti dai contenuti nella legge di Bilancio.

La domanda sorge spontanea. Si tratta del passo iniziale per l'attivazione dell'articolo 7 del trattato, noto anche come "opzione nucleare", che toglierebbe il diritto di voto a Budapest. Si schiererà con Orban (e quindi con la Lega) o contro di lui (e quindi in sostanza con il Movimento 5 Stelle)? Come vediamo, si tratta di una scelta strategica rilevante, ed onestamente stupisce che all'interno del Governo possano coesistere posizioni così distanti.

Il voto del Parlamento Europeo contro la svolta antiliberale in Ungheria offre due spunti di speranza. Credo che assisteremo al solito copione di questi mesi. Da un lato si dimostra molto tranquillo in merito alle possibili conseguenze - confida infatti nella unanimità dei voti in Consiglio Ue, ovvero con gli altri leader europei, che pare assai difficile - dall'altro rilancia sul prossimo appuntamento elettorale del 2019, autentico crocevia della prossima Europa.