Crimi:

Crimi: "Finita la pacchia, tetti a spot in tv"

Quintino Maisto
Settembre 16, 2018

"Penso che si possano introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali". Immediata la replica del portavoce dei gruppi parlamentari di Fi di camera e senato, Giorgio Mulé, deputato di Forza Italia: " Occorre dare atto al sottosegretario con delega per l'Editoria Vito Crimi di essere coerente col suo programma: ogni parola che esprime va nella direzione della distruzione dell'informazione, coerentemente con il solco tracciato da Luigi Di Maio.

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, Vito Crimi, intende rafforzare il Fondo per il pluralismo dell'editoria istituito da Luca Lotti e imporre alla televisione dei tetti per la raccolta pubblicitaria. Bene, in quel fondo era previsto un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità compresi i Centri Media. Vogliamo solo togliere i fondi pubblici all'editoria, non eliminare il Fondo per il pluralismo. Agli editori Crimi rinfaccia di aver ricevuto "tantissimi soldi, dal 2003 oltre 3 miliardi di euro", e di non aver fatto nulla in cambio.

"Non è il mio linguaggio, ma si può anche dire che è finita la pacchia". A fronte di questo ci saremmo aspettati investimenti per reggersi sul mercato che non ci sono stati. "Di fatto un regalo alle grandi concessionarie, Berlusconi in primis". Ci sono modi per affrontare le ricadute occupazionali" ad esempio con "un meccanismo di redistribuzione delle risorse all'interno del sistema. Nel mirino dell'esponente grillino sembrerebbe esservi in particolare Silvio Berlusconi, il più importante editore d'Italia nonché uno dei principali in Europa e nel mondo: "Per Berlusconi è finita la pacchia - dice Vito Crimi - occorre ridistribuire la pubblicità tra tv e carta stampata introducendo dei tetti".

Vito Crimi lancia poi la sua proposta già presentata agli editori: "Una Netlix dell'editoria", ovvero una piattaforma tecnologica che permetta la lettura di tutti i giornali al costo di un solo abbonamento. "Sarebbe una Netflix dell'editoria".

Crimi ha poi aggiunto che intende affrontare il tema dei fondi diretti all'editoria. "Vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30% dei fondi va a 4-5 testate". Stamattina, in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano spiega l'intenzione del governo di chiudere il finanziamento pubblico ai giornali, alla stregua di quanto fatto con i partiti.