Migranti, Salvini:

Migranti, Salvini: "E' tornata la tubercolosi"

Prospero Rigali
Settembre 13, 2018

Un migrante malato in fuga e Salvini lancia un sos tubercolosi, malattia che, sono il vicepremier, "in Italia è tornata a diffondersi: gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di disastri e di invasione senza regole e senza controlli". Condividendo un articolo del Gazzettino su un caso di un migrante malato fuggito da una struttura di accoglienza in Veneto, Salvini scrive: "Immigrato malato e in fuga, forse inconsapevole della gravità della sua condizione". Il medico ha riferito che "almeno in Italia non assistiamo in questo momento a un aumento dei casi", e ha ricordato che le fluttuazioni statistiche sono il risultato di fenomeni "estremamente complessi, non attribuibili a un unico fattore". "Purtroppo la tubercolosi è tornata a diffondersi", le parole di Salvini.

A smentire le parole del presidente Ciambetti e del ministro Salvini è Maurizio Marceca, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni. L'incremento dei casi di Tbc e la diffusione di questa malattia gravissima tra immigrati ed extracomunitari richiede una energica e tempestiva risposta da parte delle autorità sanitarie. Intervistato dall'Ansa, Marceca ha detto che "non abbiamo in Italia alcun allarme tubercolosi legato agli immigrati". "Bisogna trattare questo tipo di tematiche con molto senso di responsabilità, perché quando si parla di tbc si rischia di creare allarme, anche laddove un allarme non esiste". "Intervenendo con affermazioni poco scientifiche si rischia di creare panico sociale". "Ce l'ho messa e ce la metterò tutta per invertire la rotta".

Dopo quella dei medici, è arrivata anche la rassicurazione della Prefettura. I dati non vanno in questa direzione. "Il protocollo è stato rispettato come da normativa, quindi sotto l'aspetto sanitario non c'è nulla da temere", ha dichiarato. Contemporaneamente, Parente ha confermato che la persona in fuga continua a essere irreperibile, e che le forze di polizia sono al lavoro per rintracciarlo. La struttura di accoglienza, che si trova in un ex hotel della cittadina vicentina, ospita un numero abbastanza limitato di stranieri, compreso tra 30 e 40. Il contagio può avvenire per trasmissione da un individuo malato, tramite saliva, starnuto o colpo di tosse. In quel lembo d'Italia secondo i dati si sarebbe passati dai sedici casi di tubercolosi censiti nel 2015 in provincia di Vicenza ai quaranta attuali, in un 2018 che deve ancora finire. Non nascondo che l'isolamento degli spazi in cui è vissuto a Sandrigo e lo screening di coloro con cui l'ammalato è entrato in contatto siano misure sicuramente drastiche ma utili anche per tranquillizzare la popolazione.