BCE conferma politica accomodante. Preoccupazione per i dazi

BCE conferma politica accomodante. Preoccupazione per i dazi

Bruto Chiappetta
Agosto 12, 2018

"I consumi privati continuano a essere sostenuti dal perdurante aumento dell'occupazione, a sua volta in parte riconducibile alle passate riforme del mercato del lavoro, e dalla crescente ricchezza delle famiglie". Inoltre, il rallentamento dei dati più recenti denotano come ci sia stata una fase di espansione al quanto ampia nel 2017, che ha portato a una crescita robusta e generalizzata. Gli investimenti delle imprese - sottolinea la Bce - beneficiano di condizioni di finanziamento favorevoli, dell'aumento della redditività delle imprese e del vigore della domanda. A segnalarlo è l'ultimo bollettino diramato dalla Bce. A partire dal 2013, tuttavia, "tutti i Paesi hanno registrato un andamento chiaramente improntato all'espansione", ricorda Francoforte aggiungendo che negli ultimi cinque anni, la crescita più vigorosa si è osservata in Spagna, "dove gli effetti della recessione erano stati i più accentuati in assoluto". Tuttavia il Consiglio direttivo ha confermato che un ampio grado di accomodamento monetario è ancora necessario per accompagnare la ripresa in corso dell'inflazione, e di fronte a una ripresa che prosegue, ma a ritmo più lento e con i dazi che hanno ridotto il contributo degli scambi commerciali. "Tali sviluppi costituiscono un grave rischio per le prospettive dell'attività e del commercio mondiali a breve e medio termine".

Il reddito da lavoro in alcuni Paesi, come l'Italia e la Spagna, "rimane significativamente inferiore al livello pre 2008".

La Banca centrale europea ha confermato l'uscita dal Quantitative easing da gennaio 2019 e la riduzione graduale degli acquisti netti di titoli di Stato a 15 miliardi al mese dai 30 attuali.

Nei due Paesi, si legge nel documento, le retribuzioni reali dei dipendenti "rimangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi, a causa sia della moderazione salariale indotta dalla crisi che della disoccupazione che rimane elevata". Nel suo bollettino economico, la Bce rileva che i consumi in Italia e Spagna non hanno ancora evidenziato un completo recupero, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Da un lato Germania, Francia e i Paesi nordici.