Thailandia, tutti salvi: incubo finito per ragazzi e allenatore

Thailandia, tutti salvi: incubo finito per ragazzi e allenatore

Prospera Giambalvo
Luglio 11, 2018

Dieci stranieri e cinque sub thailandesi sono impegnati nel recupero dei bambini, il resto è impegnato a garantire il funzionamento dell'operazione, ha detto Osotthanakon. Sono tutti fuori i 12 baby calciatori e il loro allenatore che il 23 giugno sono entrati nella fauci della grotta Tham Luang in Thailandia: un'avventura pericolosissima in piena stagione dei monsoni con la pioggia che comincia a cadere e non sembra smettere mai.

La richiesta, però, non è stata esaudita dai soccorritori. Restano da estrarre ancora 5 persone, incluso l'allenatore. Oggi, abbiamo utilizzato quasi tutte le bombole di ricambio che abbiamo organizzato nei giorni precedenti sulla stessa strada. Fra i vari team di estricazione speleologica non figurano italiani direttamente coinvolti, ma un po' di Italia c'è: le ambulanze da soccorso ed emergenza di tutto il regno thailandese sono equipaggiate da Spencer, azienda italiana specializzata nella produzione di dispositivi medicali per il trasporto, l'immobilizzazione e l'ossigenazione dei pazienti in emergenza.

La strada verso la salvezza è lunga circa quattro chilometri. Ogni ragazzo viene accompagnato da 2 soccorritori esperti e per ogni singolo salvataggio servono fino a 11 ore. I loro genitori hanno potuto vederli ma solo attraverso un vetro. Il riferimento è al fatto che, oltre ai quattro ragazzi e all'allenatore da riportare in superficie, verranno estratti anche i quattro accompagnatori (tre navy seal e un medico) che accudivano costantemente il gruppo dal momento in cui i 13 intrappolati furono ritrovati lunedì scorso.

A preoccupare sono le infezioni che potrebbero aver contratto da pipistrelli, funghi presenti nella grotta o topi. È ancora una lotta contro il tempo, anche se sono andate a buon fine le operazioni di salvataggio di metà dei ragazzi intrappolati. Ma, assicurano i sanitari, "tutti i ragazzi hanno un buon sistema immunitario proprio perché sono degli sportivi".