Regno Unito, Boris Johnson si è dimesso da ministro degli Esteri | Brexit

Regno Unito, Boris Johnson si è dimesso da ministro degli Esteri | Brexit

Prospera Giambalvo
Luglio 10, 2018

Le sue dimissioni seguono quelle del ministro per la Brexit, David Davis, e del suo numero 2, Steve Baker. "È pericoloso". E sul suo successore che dovrà portare avanti i negoziati con l'Ue, dice: "May ha bisogno di un ministro sulla Brexit che la aiuti a realizzare la sua strategia". Da mesi in bilico alla ricerca di consensi all'interno della sua maggioranza di governo per la linea da seguire nella trattativa sul divorzio da Londra dall'Unione europea, la May ora deve fronteggiare il doppio colpo delle dimissioni prima del ministro per la Brexit, David Davis, e poi di Boris Johnson, ministro degli Esteri, anche lui contrariato dalla svolta soft dei negoziati per la Brexit. Anche davanti alla Camera dei Comuni, la premier ha assicurato che garantirà l'uscita dall'Ue, dal mercato unico e dall'unione doganale, ponendo anche le condizioni per una nuova partnership doganale con Bruxelles, per un libero commercio sui beni industriali e agricoli e confini aperti in Irlanda.

Stamani la notizia delle dimissioni del ministro per la Brexit David Davis non avevano impattato sulla sterlina che si è apprezzata nei confronti del dollaro salendo a 1,3363, ai massimi da due settimane e sopra gli 1,328 precedenti all'annuncio e nei confronti dell'euro si è mantenuta stabile, sopra quota 0,88.

La premier ha sostituito Davis con Dominic Raab, ex ministro per l'abitazione, noto per le sue posizioni euroscettiche. Un portavoce di Downing Street ha detto: "Questo pomeriggio, il primo ministro ha accettato le dimissioni di Boris Johnson come segretario agli affari esteri". L'addio di Johnson, invece, ha portato Jean-Claude Juncker a commentare ironicamente che l'allontanamento del ministro dimostra "chiaramente che c'era grande unità di vedute nel governo britannico".

Se sembra in bilico il governo May, per gli investitori il punto cruciale non è se il partito dei Conservatori resisterà o meno, quanto piuttosto il tipo di Brexit che sarà concordato, come sottolinea Viraj Patel, analista di Ing. Concessioni interpretate da diversi deputati della corrente dei falchi come un cedimento, ma su cui inizialmente la premier sembrava aver ricomposto una sia pur fragile unanimità in seno al gabinetto. E le reazioni non si sono fatte attendere.

Né manca chi, dalla trincea dei 'remainer' più irriducibili, rilancia alla fine di tutto il processo anche lo scenario di un referendum bis sulla Brexit.