Brexit, scontro nel governo May per un'uscita "soft": si dimette un ministro

Prospera Giambalvo
Luglio 10, 2018

E' Jeremy Hunt, finora ministro della Sanità, l'uomo scelto un po' a sorpresa dalla premier conservatrice britannica Theresa May per sostituire agli Esteri Boris Johnson, dimessosi in polemica con la svolta negoziale più soft sulla Brexit annunciata da May.

"Nel pomeriggio, il primo ministro ha accettato le dimissioni di Boris Johnson come Ministro degli Esteri, ringraziando Boris per il suo lavoro, e verrà annunciato a breve chi diventerà il nuovo ministro", dice la dichiarazione. nel documento ricevuto da Sputnik.

Davis, esponente di punta della corrente Tory euroscettica, ha deciso, dopo qualche giorno di riflessione, di non poter evidentemente accettare la nuova strategia più 'conciliante' nei confronti di Bruxelles che May aveva imposto al consiglio dei ministri solo venerdì scorso.

Per protesta contro questa linea, domenica si era già dimesso David Davis, che in qualità di ministro per Brexit era stato il principale negoziatore del Regno Unito nelle trattative con l'Unione Europea.

Johnson - famoso per essere stato a lungo tempo sindaco di Londra - era ministro dal luglio 2016, poche settimane dopo il referendum su Brexit, di cui era stato uno dei più importanti promotori.

La premier ha sostituito Davis con Dominic Raab, ex ministro per l'abitazione, noto per le sue posizioni euroscettiche. L'addio di Johnson, invece, ha portato Jean-Claude Juncker a commentare ironicamente che l'allontanamento del ministro dimostra "chiaramente che c'era grande unità di vedute nel governo britannico".

Entrambi i licenziamenti sono collegati ai disaccordi nel governo che si sono aggravati nei giorni scorsi per quanto riguarda l'approccio alla Brexit.

L'uscita di scena di Davis e Johnson rischia di essere l'inizio di un effetto domino in grado di mandare in pezzi l'esecutivo, la maggioranza e la compattezza del Partito Conservatore. "Il Partito Conservatore è ormai nel caos", ha commentato fra gli altri il presidente del consiglio nazionale del Labour, Ian Lavery.