Erdogan, Austria vuole una guerra di religione

Erdogan, Austria vuole una guerra di religione

Prospera Giambalvo
Giugno 12, 2018

Dopo la decisione dell'Austria di chiudete sette moschee ed espellere gli imam finanziati dall'estero, il presidente turco Erdogan replica avvertendo che una decisione di questo genere può condurre a una guerra di religione: "Queste misure stanno, temo, portando il mondo verso una guerra fra crociati e la mezzaluna". Inoltre, ha giudicato il provvedimento un "risultato di un'ondata populista, islamofoba, razzista e discriminatoria in un Paese, l'Austria, nel quale vivono almeno 360.000 persone di origine turca, 117.000 delle quali hanno nazionalità turca". "Il governo darà prova di una tolleranza zero", ha dichiarato il premier austriaco nel corso di un'apposita conferenza-stampa, promettendo una reazione "forte".

Si sospetta che alcune moschee abbiano dei legami con i nazionalisti turchi.

Per quanto riguarda invece i 40 imam, le domande presentate dall'Associazione religiosa turca ATIB (Unione islamica turca per la cooperazione culturale e sociale in Austria) affinché venissero estesi i relativi permessi di soggiorno, sono state respinte in blocco quasi tutte per violazione della legge sul finanziamento internazionale. "Società parallele, l'islam politico e la radicalizzazione non hanno posto nel nostro Paese", ha detto il capo del governo austriaco in una conferenza stampa. Le strutture che verranno chiuse sono situate a Vienna, in Alta Austria e in Carinzia.

Il portavoce di Recep Tayyp Erdogan, Ibrahim Kalin, ha commentato su Twitter la decisione del governo e ha accusato Kurtz di voler "trarre vantaggi politici colpendo le comunità musulmane". Un plauso alla decisione austriaca era arrivato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Credo - aveva twittato il leader leghista - nella libertà di culto, non nell'estremismo religioso. Spero già la prossima settimana di incontrare il collega ministro austriaco, per confrontarci su linee d'azione".