Montante davanti al gip respinge le accuse: "Ho sposato le istituzioni"

Prospera Giambalvo
Mag 16, 2018

Sostiene che la documentazione riservata sequestrata nella villa di Serradifalco, dentro la stanza segreta, fosse lì a sua insaputa. Sostiene che i suoi accusatori sono tutti inattendibili: innanzitutto, i pentiti; poi, i suoi amici della prima stagione di Confindustria oggi diventati i grandi accusatori, Marco Venturi e Alfonso Cicero.

È terminato solo nella tarda serata di ieri l'interrogatorio fiume ad Antonello Montante, l'imprenditore arrestato con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, che ieri pomeriggio si è presentato davanti al gip Maria Carmela Giannazzo.

Presenti all'interrogatorio anche il Procuratore capo Amedeo Bertone e i pm che coordinano l'inchiesta.

"Non ho mai avuto vantaggi, né appalti, né finanziamenti, né agevolazioni", ha affermato Montante interrogato da oltre sei ore. E risponde ancora, negando tutto il possibile. Alla contestazione di essersi barricato in casa a Milano per distruggere pen drive, al momento dell'arresto, Montante replica dicendo di non avere capito che si trattasse della polizia di Caltanissetta. E mostravano il tesserino.

Ha più volte ribadito di avere "sposato" le istituzioni temendo che adesso "Cosa nostra me la farà pagare".