Fisco: maxievasione vetrerie Murano, Gdf sequestra 7 mln

Fisco: maxievasione vetrerie Murano, Gdf sequestra 7 mln

Quintino Maisto
Mag 16, 2018

Le imposte evase ammontano a circa 5,7 milioni di euro, cui si aggiungono i contestati 1,3 milioni di euro al cambiavalute, nella cui abitazione in terraferma (situata sempre nel territorio comunale di Venezia) sono stati trovati 220mila euro in contanti e tre orologi Rolex custoditi in due casseforti nascoste dietro a quadri.

Il sistema ideato per evadere le tasse andava avanti dal 2013 ed era costituito da una serie di terminali POS portatili collegati con delle SIM card, intestati a un cambiavalute veneziano, ma usate dalle vetrerie per incassare "in nero" i soldi delle vendite.

La guardia di finanza di Venezia, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha eseguito un sequestro di conti correnti e beni mobili e immobili per 7 milioni di euro nei confronti di dieci persone, amministratori di otto vetrerie e un cambiavalute, responsabili secondo l'accusa di una frode fiscale nel settore della produzione e vendita del vetro di Murano. Le somme incassate tramite i POS venivano accreditate sul conto corrente bancario di appoggio intestato al cambiavalute. Nel proprio ufficio, poi, il cambiavalute s'incontrava con i titolari delle vetrerie ai quali restituiva la quota parte di incassi di spettanza trattenendo una commissione del 5 per cento. Sulla base delle ricevute POS e dei dati degli acquirenti stranieri fornitigli dalle vetrerie, il cambiavalute provvedeva a registrare nella propria contabilità le operazioni, classificandole come anticipi contante in valuta locale. In sostanza, quindi, il corrispettivo delle vendite dei manufatti di vetro veniva artificiosamente trasformato in un'operazione del cambiavalute, del tutto ininfluente per la contabilità delle vetrerie - visto che il denaro non transitava nei conti correnti aziendali - e formalmente in linea con l'operatività dell'intermediario, oltre che sostanzialmente ininfluente sotto il profilo fiscale.

A fronte delle vendite, ovviamente, non seguiva l'emissione di regolari documenti fiscali, nonostante la merce fosse poi effettivamente spedita ai clienti all'estero. 10 gli indagati nell'inchiesta partita da un controllo amministrativo di routine delle Fiamme Gialle, insospettiti dall'alto numero di terminali pos registrati da un'attività che risultava avere un'unica sede operativa. Dopo i sequestri preventivi odierni, al termine degli accertamenti, scatteranno anche le contestazioni fiscali a carico delle imprese finite nel mirino.