Centro studi Confindustria:

Centro studi Confindustria: "Reddito di cittadinanza spreco ingente di risorse"

Prospera Giambalvo
Mag 2, 2018

Secondo un rapporto del Centro studi la misura, che è stata il cavallo di battaglia del M5s in campagna elettorale, potrebbe costare 30 miliardi di euro o più (rispetto ai già elevati 17 miliardi prospettati dal M5S) e "comportare uno spreco ingente di risorse pubbliche", poiché "verrebbe concesso anche a individui che poveri non sono".

Reddito di cittadinanza, Confindustria: "Spreco ingente": il Centro Studi dell'organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi italiani si dice critico sull'introduzione dello strumento indicato dal Movimento 5 Stelle. Tanto più che con il reddito di cittadinanza sarebbe "alto il rischio che disincentivi il lavoro".

In questo caso il ragionamento degli industriali sembra corretto, anche se s'inquadra in quel filone ormai consueto, secondo il quale Confindustria boccia ogni spesa che non vada a ingrassare industriali, anche quelli decotti, banche e finanza. L'indigenza è legata a doppio filo alla bassa partecipazione al mercato del lavoro. "Per incentivare la partecipazione, inoltre, prevede solo l'obbligo di iscrizione ai Centri per l'Impiego, strutture che necessitano di una profonda e costosa riforma per poter garantire risultati apprezzabili nel facilitare l'avviamento al lavoro". Lo studio è stato condotto sulla base dei dati sulla povertà: la crisi ha portato a quasi cinque milioni di persone il numero il totale di coloro che vivono in famiglie indigenti, ben tre milioni in più rispetto al 2007. Dopo svariate sperimentazioni territoriali, con l'avvio del Reddito di Inclusione (Rei), da gennaio 2018 l'Italia si è dotata di uno strumento universale di contrasto alla povertà su scala nazionale. Il Rei è disegnato per raggiungere le famiglie in povertà, attraverso soglie di accesso sia reddituali sia patrimoniali.

I tecnici dell'associazione di viale dell'Astronomia ritengono "più opportuno darsi il tempo per condurre una seria valutazione, specie delle modalità di attivazione al lavoro, e nel frattempo indirizzare le risorse per aumentare platea e beneficio" del Rei. Tuttavia - prosegue il Csc "è partito con scarsi finanziamenti (2,1 miliardi di euro nel 2018) e si stima che potrà coprire solo la metà della platea".