Colf per

Colf per "portaborse", scandalo all'assemblea siciliana

Prospera Giambalvo
Aprile 15, 2018

Il tutto a causa di un decreto del 23 novembre dello scorso anno, firmato dall'allora Presidente Ars Giovanni Ardizzone, mai portato in Consiglio di Presidenza e che quantifica la somma a disposizione, per ogni deputato, da destinare per i portaborse. Sono almeno una ventina, secondo quanto filtra dal Palazzo, i portaborse assunti all'inizio di questa legislatura con contratti da "colf", che secondo i sindacati dei servizi non possono essere applicati per chi svolge mansioni amministrative. Sono stati assunti a Palazzo dei Normanni da deputati con contratti da domestici per pagare meno contributi, come notato dalla Corte dei conti. Il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè leggendo l'esito della votazione del ddl ha detto che vi erano "32 deputati presenti e 29 votanti" e che la legge aveva ricevuto "29 voti a favore". E il tutto, ha proseguito Vinciullo, avviene in un momento in cui le Province sono "alla canna del gas", in un momento in cui le Province avrebbero bisogno di Democrazia e guida certa per poterle amministrare, in un momento in cui tutto è affidato a commissari che, pur impegnandosi, non riescono a risolvere i problemi dei dipendenti che attendono, da mesi, il pagamento degli stipendi. "La cosa più semplice che bisognava fare, anche perché così si era espressa la maggioranza che ha vinto le elezioni - conclude l'ex parlamentare regionale -, era quella di ritornare al voto e di dare la possibilità alla gente di scegliersi il proprio rappresentante". Sarebbe facile, come fanno i grillini, insinuare dubbi e seminare zizzanie, ricorrendo, come fanno loro, alla demagogia.

"In questi ultimi giorni, come è noto - è scritto nel post -, sono dovuto intervenire per cercare di ristabilire un certo equilibrio sulle assunzioni temporanee dei gruppi parlamentari Assunzioni che hanno fatto lievitare il numero dei precari".

"Non si è tenuto conto - ha concluso Miccichè - che all'Ars c'erano già gli stabilizzati, cioè precari che negli anni precedenti avevano lavorato nei gruppi parlamentari e che poi vennero 'assunti'. Gli uni dovrebbero escludere gli altri".