Cassazione accoglie ricorso dei pm genovesi: sì a sequestri fondi Lega

Cassazione accoglie ricorso dei pm genovesi: sì a sequestri fondi Lega

Bruto Chiappetta
Aprile 14, 2018

La seconda sezione penale della Suprema Corta, al termine dell'udienza a porte chiuse, ha annullato con rinvio al riesame l'ordinanza con la quale i giudici genovesi avevano fermato il sequestro.

Per orientarsi bisogna ripartire dalla sentenza del luglio 2017 a carico di Umberto Bossi e di Francesco Belsito - il primo fondatore, il secondo ex tesoriere del Carroccio - accusati di truffa allo Stato sui rimborsi percepiti fra 2008 e 2010, e condannati rispettivamente a 2 anni e mezzo e a 4 anni e 10 mesi. La Cassazione ha anche rigettato il ricorso di Bossi contro il sequestro disposto nei suoi confronti.

E' la possibile conseguenza della decisione con cui la Cassazione stamattina ha accolto un ricorso della Procura di Genova nel caso giudiziario della maxi-truffa al Parlamento sui rimborsi elettorali, compiuta durante l'era Bossi-Belsito.

La questione su cui si è dovuta pronunciare la Suprema Corte riguarda appunto la richiesta, da parte dei pm genovesi, di continuare a sequestrare tutti i fondi che in futuro dovessero arrivare nelle casse del Carroccio, fino al raggiungimento di circa 49 milioni. Somma finita sui conti della Lega senza che il partito, secondo i giudici, ne avesse diritto perché frutto di una truffa a Camera e Senato. Il Tribunale del Riesame, invece, stabilì che la Procura doveva ottenere i soldi dai conti privati delle persone condannate.

Ma i giudici avevano deciso che a Bossi può essere prelevato solo il quinto del vitalizio da parlamentare europeo. Nel frattempo, uno degli ex revisori contabili, Stefano Aldovisi, ha presentato un esposto in Procura e il procuratore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Paola Calleri ha aperto una inchiesta per riciclaggio. Secondo gli investigatori, i milioni fuorilegge incamerati dalla Lega negli anni scorsi sono stati messi al riparo da future confische con transazioni sospette, compiute verso altri conti non aggredibili dalla magistratura. E quindi i magistrati sono costretti ad esplorare ogni strada.