Tirreno Power, 26 rinvii a giudizio per disastro ambientale

Tirreno Power, 26 rinvii a giudizio per disastro ambientale

Prospero Rigali
Aprile 13, 2018

Un primo passo verso la verità. Andranno a processo diversi consiglieri di amministrazione e direttori di dipartimento e manager che hanno guidato Tirreno Power dal 2004 al 2014. Lo ha stabilito il giudice di Savona che ha accolto le 26 richieste di rinvio a giudizio formalizzate dai pm Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi.

Le perizie parlano di oltre 2mila ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cadiovascolari tra il 2005 e il 2012 che si presume siano dovute alle emissioni della centrale. Il processo inizierà l'11 dicembre davanti al giudice Francesco Giannone e vedrà come parti civili Anpana, Greenpeace, Legambiente, Medicina Democratica, Uniti per la salute e Wwf e il Ministero dell'Ambiente. Tra le persone rinviate a giudizio c'è il Direttore Generale di Tirreno Power, in carica tra il 2003 e il 2014, Giovanni Gosio e Massimo Orlandi, Presidente del Consiglio di Amministrazione, oltre a manager, consiglieri e direttori di ripartimento. L'inchiesta era finita a giugno 2015 con 86 indagati, tra i quali l'ex presidente della Regione Burlando e la sua giunta. E il processo, prosegue la nota "sarà l'occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della procura sono gli stessi che avevano chiesto la chiusura dell'impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze".

Per la Tirreno Power lo studio del CNR non dimostra alcuna la relazione tra emissioni della centrale a carbone e morti premature, visto che le emissioni considerate erano solo gli ossidi di azoto che incidevano per una piccolissima percentuale nei contenuti dell'aria della zona. "La gravità della situazione è stata recentemente confermata anche da uno studio del CNR non ancora agli atti del processo ma che non potrà che aumentare la valutazione di gravità dei fatti, confermando quello che tutte le associazioni ambientaliste, i comitati di cittadini, la rete savonese Fermiamo il carbone, hanno sempre sostenuto nelle denunce sui pericoli ambientali e sanitari per i cittadini ed i lavoratori causati dalla attività della centrale". Tirreno Power, conclude la nota "è impegnata con le amministrazioni locali per un futuro di lavoro e di sviluppo del territorio nel quale continuerà a operare con la centrale alimentata a gas a Vado Ligure e con gli impianti idroelettrici sugli Appennini".

Legambiente Liguria, con il suo Centro di Azione Giuridica, ritiene invece che il dibattimento dimostrerà la fondatezza delle accuse. Per questo al prossimo governo ricordiamo l'urgenza di un cambio di rotta nella politica energetica di questo Paese con atti concreti e un impegno reale.

I parlamentari liguri del M5S chiedono ora che il ministero della Salute segua l'approccio del ministero dell'Ambiente costituendosi anch'esso parte civile nel procedimento.