Trapani, ha finanziato la latitanza di Messina Denaro: arrestato il "re" dell'eolico

Prospera Giambalvo
Marzo 13, 2018

I boss arrestati guiderebbero le famiglie mafiose di Salemi e Vita, storiche alleate dell'inafferrabile Matteo Messina Denaro che ne avrebbe goduto dell'appoggio economico nell'arco della sua lunga latitanza. Le indagini sono state coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Paolo Guido e hanno consentito di decapitare i due clan oltre a individuare gregari ed estorsori delle cosche.

Attraverso professionisti nell'ambito delle consulenze agricole e immobiliari, gli arrestati sono riusciti a realizzare notevoli investimenti per la produzione di legname e attività di ristorazione, grazie a società riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terze persone.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento nonchè fittizia intestazione di beni tutti reati aggravati dalle modalità mafiose.

Si tratta di un duro colpo alla rete di fiancheggiatori del numero 1 di Cosa nostra Matteo Messina Denaro.

Una vasta operazione antimafia, eseguita nel trapense questa mattina, ha portato all'arresto di 12 persone tra le quali è stato coinvolto anche "re dell'eolico", il "signore del vento", perché è stato tra i primi in Sicilia a puntare sulle energie pulite: Vito Nicastri.

E' stato scoperto che parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi sarebbe stata destinata al mantenimento del boss latitante Matteo Messina Denaro ricercato dal 1993.

In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

Tornando a Nicastri, il suo non è un nome nuovo per i carabinieri e il personale della Dia: i suoi legami col boss gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Soldi consegnati nel 2014 dal capo mafia di Salemi Michele Gucciardi a Francesco Guttadauro, nipote del capo mafia di Castelvetrano, quei soldi fu detto espressamente arrivavano da Vito Nicastri che è stato arrestato assieme a suo fratello Roberto.

Messina Denaro. Contestualmente sono stati posti in sequestro tre complessi aziendali, comprensivi dell'intero complesso immobiliare nonchè dei relativi mezzi d'opera, fittiziamente intestate a terzi ma ritenute strumento per il perseguimento dei fini economici dell'organizzazione criminale. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro.