Mutilazioni genitali femminili: solo in Italia 80mila vittime

Mutilazioni genitali femminili: solo in Italia 80mila vittime

Prospero Rigali
Febbraio 8, 2018

Entro il 2030, oltre un terzo di tutte le nascite nel mondo avverrà in 30 Paesi in cui si praticano le mutilazioni genitali femminili, spiegano Unicef e Unfpa.

Si tratta di realtà molto complesse "che affrontiamo - spiega la responsabile dei progetti Amref - come un 'ecosistema', perché non sono solo una violazione fisica ma anche psicologica, hanno a che fare con un contesto giuridico, con una componente educativa, ma pure di salute".

Duecento milioni di donne e ragazze nel mondo hanno subito mutilazioni genitali femminili. Pratiche diffuse in alcune regioni dell'Africa, in Medio Oriente, Malesia e Indonesia, ma anche in Europa, all'interno delle comunità di migranti provenienti da questi Paesi. Cosi' il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, in occasione del convegno dal titolo 'Assistenza sanitaria per portatrici di Mutilazioni genitali femminili in Europa', organizzato al Cnr dal Comitato unico di garanzia, presieduto da Gabriella Liberati, con l'Associazione internazionale 'Karol Wojtyla'. "Innanzitutto informare gli operatori su quello che potrebbero ritrovarsi davanti nella loro quotidiana attività professionale, ma anche formarli su come creare le condizioni per un dialogo con queste donne e cercare di venire loro incontro". Ma non solo, ci sono anche tre milioni di ragazze che rischiano di subirle ogni anno.

Le mutilazioni genitali femminili sono "una forma di violenza di genere, quindi si inquadrano all'interno delle violenze sulle donne", spiega ancora Paola Magni. "Ed e' importante che i nostri medici sappiano indirizzare queste donne nei giusti centri di riferimento". "Quando per esempio c'è una ricucitura nelle parti intime, questa può creare uno scarso passaggio di urine ed un ristagno delle stesse, quindi portare ad un'infezione urinaria".

Per questo motivo, è nato il progetto AFTER, acronimo di Against FGM/C Through Empowerment and Rejection (Contro le mutilazioni genitali femminili attraverso il potenziamento ed il rifiuto) che, in due anni, si prefigge di combattere questa forma di violenza con percorsi che insegnino alle donne migranti che approdano nel territorio italiano e, più in generale, europeo, ad essere forti e perentorie nel respingere questa pratica, informando ed educando nel contempo le loro comunità al rispetto dei fondamentali diritti femminili che queste "tradizioni", risalenti addirittura all'antico Egitto, violano pesantemente e inutilmente. "Smettiamola di parlarci addosso e creiamo al più presto un gruppo di lavoro". "Il tema delle mutilazioni genitali femminili- ha proseguito Awad- deve interessare anche l'Italia perche' ha delle ripercussioni sul Servizio sanitario nazionale". Cosi' come le donne che hanno perso le grandi o le piccole labbra possono avere problematiche di carattere sanitario, come infezioni o neoplasie, per cui alla fine 'ci tornano indietro' come problema sul sanitario nostro.

"L'Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 5, che si concentra sulla parità di genere, rivendica l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili entro il 2030". "Tutti, in primo luogo il medico e il ginecologo, per quanto riguarda la prevenzione e la cura, ma anche lo psicologo, il sociologo e l'ostetrica".