Truffa su abbonamenti a false riviste delle forze dell'ordine, 18 arresti

Truffa su abbonamenti a false riviste delle forze dell'ordine, 18 arresti

Prospera Giambalvo
Febbraio 7, 2018

Diciotto persone residenti tra provincia di Monza e Milano sono state arrestate (otto in carcere e dieci ai domiciliari) dai militari della Guardia di Finanza di Monza, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip della città lombarda per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. L'operazione, condotta dalle Fiamme gialle monzesi e coordinate dalla Procura della Repubblica brianzola, hanno accertato l'esistenza di una collaudata organizzazione criminale dedita alla commissione sistematica di truffe a danno di abbonati a riviste solo apparentemente riconducibili alle forze dell'ordine, indotti dai truffatori, attraverso pressanti telefonate, a pagare migliaia di euro per saldare presunti debiti - in realtà inesistenti - relativi a questi abbonamenti. Una presunta organizzazione criminale con basi a Brugherio e Cologno è stata sgominata dalla Finanza di Monza. Dagli accertamenti della locale guardia di finanza è emerso che le basi operative dei truffatori si trovavano a Brugherio e Cologno Monzese, nelle province di Monza e Milano.

Il modus operandi della banda era sempre lo stesso: una volta recuperati i nominativi dei vecchi abbonati alle riviste (per lo più persone anziane e talvolta anche disabili, i cui numeri venivano "comprati" illecitamente da dipendenti di imprese operanti nel settore dell'editoria e della distribuzione di riviste), iniziavano le telefonate per comunicare presunti debiti accumulatisi nel tempo e pignoramenti già in atto; a quel punto scattava la proposta di transazione bonaria mediante il pagamento di cospicui bonifici.

Si presentavano così al telefono: come avvocati, giudici, ufficiali giudiziari o finanzieri.

In questo modo sono riusciti a truffare parecchie persone con una stima di circa 2 milioni di euro. I militari hanno ricostruito alcuni casi eclatanti, su tutti quello di una ultraottantenne costretta a sborsare 150mila euro nel giro di un anno. Il denaro bonificato - provento delle truffe - veniva poi prelevato, con cadenza quotidiana, presso i vari sportelli bancari e postali dagli intestatari delle carte prepagate, accompagnati dagli associati che di fatto ne avevano la disponibilità detenendo i relativi pin. A due dei promotori del sistema criminale è stato, inoltre, contestato il reato di autoriciclaggio per aver utilizzato una parte del profitto derivante dall'attività truffaldina (225.000 euro) per acquistare un immobile intestato ad una società dagli stessi amministrata.

Le indagini sono state avviate ad ottobre del 2016 a seguito delle denunce di alcuni risparmiatori che lamentavano la mancata restituzione delle somme investite in un società finanziaria con sede in Belize, denominata Advertising Corp.