Sacchetti biodegradabili a pagamento: l'ironia della rete

Sacchetti biodegradabili a pagamento: l'ironia della rete

Prospero Rigali
Gennaio 7, 2018

Sul pagamento di questi sacchetti si è subito aperta la polemica.

Pioggia di proteste tra i cremonesi per i sacchetti della frutta e verdura diventati a pagamento dal primo gennaio: frutto di una normativa che impone ai supermercati il divieto di utilizzare i sacchetti di plastica che normalmente venivano utilizzati per confezionare i cibi freschi, per passare a quelli biodegradabili, che i negozi fanno pagare 2 o 3 centesimi.

E l'aumento oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest'anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati.

Molti consumatori non hanno gradito l'aggravarsi dello scontrino, nonstante i buoni intenti della legge che mira a difendere - tanto per dirne una - i nostri mari dalle tante e troppe buste di plastica che spesso e volentieri vi vediamo galleggiare. Nei supermercati Dpiù, invece, viene offerta la possibilità di usare gratuitamente sacchetti di carta al posto di quelli biodegradabili che restano a pagamento.

In questo modo, secondo alcuni si aggirerebbe l'eventualità dell'addebito del costo per la busta monouso, costo che viene applicato proprio al momento dell'etichettatura: se si appone un'etichetta su ogni singola mela, si andrà a pagare il prezzo di un sacchetto per ogni frutto etichettato. C'è chi fa, o faceva, peggio di noi. Immaginate di dover acquistare dell'insalata, magari della rucola, come fare ad etichettare il prodotto senza il sacchetto? Per chi non prende il sacchetto, in questo caso, non si pagano i due centesimi.

La normativa riguarda tutte le borse di plastica ultraleggere, quindi non solo quelle usate al supermercato per prezzare e pesare frutta, verdura, pane ma anche tutti quello utilizzati per piccoli imballaggi di plastica come i sacchetti del farmacista.

Secondo quest'interpretazione Renzi avrebbe dunque spinto per approvare questa legge per favorire una persona a lui vicina, Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011 partecipò nel pubblico alla seconda edizione della Leopolda renziana. In teoria la legge - il Ministero della Salute - vieta di poterli riutilizzare per fare la spesa. In Italia sì. E' anche vero che l'obiettivo è nobile ma per evitare che il consumatore si imbazzirisse come sta accadendo, bastava pensarci prima di scrivere nella legge sul Mezzogiorno che "le buste di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito".

Per tale motivo il Codacons presenterà domani una diffida al Ministero dello sviluppo economico, affinché emani una circolare che autorizzi i consumatori a portare da casa shopper per la spesa o buste trasparenti in grado di verificarne il contenuto. Sì, Coop Svizzera: sacchetti a retina, riutilizzabili e lavabili in lavatrice a 30°C, su cui si possono attaccare e staccare le etichette con il prezzo dei prodotti acquistati. "L'azienda che guida è l'unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l'80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola".

I dati dell'Unione europea (gli ultimi disponibili) ci ponevano nel 2010 in una posizione intermedia tra i Paesi Ue, calcolando circa 190 sacchetti a testa per ogni cittadino europeo, con l'Italia poco sopra i 200. "Oggi sul mercato ci sono dieci diverse aziende chimiche attive a livello mondiale", ha detto Ciafani a "ilfattoquotidiano.it".

Tra queste, una su tutte ha generato deformazioni nella comprensione del reale impatto di quanto in vigore da pochi giorni nei supermarket di tutta Italia: la bufala sul 'favore all'amica di Matteo Renzi'.