Sacchetti 'bio' a pagamento. Tra polemiche al supermercato e opportunità per l'ambiente

Sacchetti 'bio' a pagamento. Tra polemiche al supermercato e opportunità per l'ambiente

Prospero Rigali
Gennaio 6, 2018

Come si è arrivati a far diventare a pagamento le buste di frutta e verdura?

Dal primo gennaio è entrata in vigore la legge che stabilisce un prezzo aggiuntivo per i sacchetti della spesa.

Il monopolio del settore è in mano ad una ditta chiamata Novamont, che ha inventato Mater-Bi, sacchetto biodegradabile con determinate caratteristiche ambientali: infatti, dietro all'introduzione del pagamento c'è anche il fattore ambientale, ovvero nel Pacifico esiste un'isola fatta di sacchetti dal nome Plastic Vortex.

Davvero i due/tre centesimi a sacchetto biodegradabile per l'ortofrutta offendono così tanto una parte dell'opinione pubblica, che invece non si occupa dei ben più consistenti aumenti di luce gas pedaggi che scattano contemporaneamente? Non si tratta di un esborso eccessivo, mediamente siamo intorno ai due centesimi di euro a sacchetto ma per molti nostri connazionali si tratta di un costo inaccettabile. Ma i consumatori si sono subito ribellati, per quella che è sembrata una tassa ingiusta ed evitabile.

I sacchetti non si possono riutilizzare al supermercato - per motivi igienici sono monouso - ma potranno essere però usati come sacchetti per l'umido (un piccolo risparmio per l'utente).

L'ex premier poi arriva a parlare della sua presunta amica, produttrice di sacchetti: "E quanto all'accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un'azienda amica del Pd vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio".

Non ha alcun senso mettere gli scontrini su ogni frutto perché - come avveniva in precedenza per la busta di plastica non biodegradabile senza però indicare il costo sullo scontrino - l'addebito avviene durante la pesata e viene adesso indicato obbligatoriamente sullo scontrino. Il problema riguarda principalmente le confezioni che si trovano sugli scaffali, composte da materiali diversi e non sempre riciclabili o differenziabili.

Dal primo gennaio obbligatorio imbustare frutta e verdura acquistata nei supermercati in sacchettini di plastica biodegradabile forniti a pagamento. Sembra che in Europa ogni anno siano consumati cento miliardi di sacchetti di plastica (Fonte: EPA), e che una buona parte di questi finiscano in mare e sulle coste.

È uno dei passaggi chiave della lettera che il deputato M5S, Stefano Vignaroli, vicepresidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sta inviando in queste ore ai ministeri competenti, Ambiente, Sviluppo economico e Salute, oltre che ai soggetti più rappresentativi della grande distribuzione.

Chi non rispetta le nuove disposizioni sarà punito con multe che vanno dai 2500 ai 25.000 euro. Ma la questione è facilmente aggirabile: nella quasi totalità dei negozi di vicinato e nei banchi dei mercati, i prodotti alimentari sfusi sono serviti direttamente dal personale e su buste di carta, senza alcun onere quindi per i consumatori. E se non sarà accolta tale richiesta, l'associazione avvierà clamorose forme di protesta nei supermercati, lanciando lo sciopero dei sacchetti e spingendo i consumatori a pesare uno ad uno i prodotti ortofrutticoli passandoli singolarmente in cassa pur di non pagare l'ingiusto balzello. "Cosa ancora più incomprensibile è il divieto di utilizzare shopper portati da casa o le vecchie borse a rete molto utilizzate in passato, soluzioni che permetterebbero da un lato di ridurre il consumo di plastica e proteggere l'ambiente, dall'altro di evitare inutili costi a carico delle famiglie". Il 58% degli intervistati si è detto favorevole alla legge.