Palermo, assolta la ricercatrice libica accusata di terrorismo

Palermo, assolta la ricercatrice libica accusata di terrorismo

Prospera Giambalvo
Декабря 8, 2017

Sono terrorizzata dalla decisione che prenderete, aiutatemi, io ho sempre rispettato le vostre leggi": "prima che i giudici della corte d'assise d'appello di Palermo si ritirassero in camera di consiglio per il verdetto, Khadiga Shabbi, la ricercatrice universitaria libica accusata di istigazione al terrorismo, ha preso la parola. Questa sera la Corte d'assise d'appello di Palermo ha assolto la donna che in primo grado era stata condannata dal gup a un anno e otto mesi di reclusione con il rito abbreviato.

"Finalmente la pacatezza, la serenità e l'applicazione del diritto hanno trionfato sulla suggestione, i castelli di carta e le presunzioni senza prove". "Al momento debito - ha proseguito - chiederemo il risarcimento dei danni al Viminale per l'ingiusta permanenza nel Cie di Ponte Galeria inflitta alla nostra assistita e allo Stato per l'ingiusta carcerazione subita". "Pericolosa e simpatizzante del fenomeno jihadistico", l'aveva definita il gup di Palermo, Lorenzo Iannelli, nella sentenza di condanna ora ribaltata.

Dopo la sentenza di primo grado infatti la ricercatrice era stata portata in un centro di accoglienza a Roma. Per lei era stata chiesta l'espulsione dall'Italia, ma i suoi legali avevano fatto istanza di protezione internazionale, visto che nel suo Paese è in corso una guerra civile.

Una decisione che destò polemiche e costrinse il ministro dell'Interno a intervenire.

L'inchiesta sulla Shabbi prese il via da alcune segnalazioni.

Gli inquirenti sostennero che, dietro la professione ufficiale di ricercatrice universitaria, la donna avesse nascosto una rete di contatti con esponenti di organizzazioni terroristiche islamiche e foreign fighters e una fitta attività di propaganda in favore di Al Qaeda svolta attraverso social come Facebook.