Blitz a Palermo, arrestata donna ai vertici di Cosa nostra

Blitz a Palermo, arrestata donna ai vertici di Cosa nostra

Prospera Giambalvo
Декабря 8, 2017

Colpo al cuore di Cosa Nostra.

Erano i giorni caldi della morte di Totò Riina, il Capo dei Capi e tutti gli esperti della materia "mafia" si chiedevano chi avrebbe preso il posto del defunto boss in Cosa Nostra, ai vertici della Cupola. Tra le decisioni veicolate all'esterno grazie al contributo della Di Trapani, secondo gli inquirenti che l'arrestarono nel 2008, ci sarebbe stata quella di eliminare l'allora reggente di San Lorenzo Giovanni Bonanno, che, oltre a a fare la cresta sulle casse del clan, avrebbe messo in giro la voce che il figlio di Mariangela e Salvino Madonia, Francesco, sarebbe frutto di un tradimento e non di un concepimento in provetta. Con lei sono stati arrestati 24 mafiosi del potente clan di San Lorenzo e Resuttana, accusati di mafia, estorsioni, favoreggiamento nell'ultimo blitz che ha decapitato due dei mandamenti più ricchi della città.

C'era una donna alla guida del mandamento mafioso palermitano di Resuttana: Maria Angela Di Trapani, figlia di un capomafia e moglie dello storico boss Salvino Madonia.

Cosa nostra torna alle maniere forti. Dopo i colloqui in carcere, Mariangela Di Trapani incontrava boss di primo piano dell'organizzazione, come il latitante Salvatore Lo Piccolo, che nei colloqui con il marito era la "zia Rosalba". Dalle intercettazioni in carcere, è emerso che si è occupata pure di un'altra questione piuttosto delicata: aveva provato a convincere il pentito Marco Favaloro a ritrattare le pesanti accuse nei confronti del marito.

"Tra A.P.R. s.r.l. e le predette società non sussiste alcun legame e alcuna continuità economica o giuridica tanto che la predetta A.P.R. s.r.l. ha dovuto ricominciare da zero ogni attività, richiedere ex novo autorizzazioni e licenze, e persino stipulare nuovi contratti per la locazione degli immobili e nuovi contratti per tutte le utenze, nonché comprare ai pubblici incanti buona parte delle attrezzature e degli arredi - spiega la società - Tanto precisato i Soci tutti e i Componenti del Consiglio di Amministrazione di A.P.R. s.r.l. escludono nella maniera più categorica di avere mai ricevuto richieste di 'pizzo' o di qualsivoglia regalia da parte di chicchessia e anzi preannunciano a propria tutela e a tutela di A.P.R. s.r.l. l'avvio di ogni iniziativa volta a difendere l'onere e la reputazione propria e della predetta società". E la conferma è arrivata dall'operazione antimafia di oggi.

L'indagine "Talea", si legge in una nota dei Carabinieri, offre "poi un patrimonio conoscitivo sul modus operandi degli associati mafiosi da cui emerge uno spaccato in cui cosa nostra, per quanto depotenziata dai risultati investigativi e giudiziari, dimostra la sua perdurante capacità di avvalersi della forza di intimidazione e del vincolo associativo per assoggettare i commercianti, piegandoli ad accettare l'imposizione del pizzo".