Gerusalemme, scontri a Gaza e Cisgiordania: oltre 100 feriti

Gerusalemme, scontri a Gaza e Cisgiordania: oltre 100 feriti

Prospera Giambalvo
Декабря 7, 2017

Ambasciata che come tutte le altre rappresentanze diplomatiche si trova da decenni a Tel Aviv, visto che ad oggi Gerusalemme non è riconosciuta come capitale d'Israele da parte della comunità internazionale. Le parole del Presidente Trump aprono il vaso di Pandora in Medio Oriente e lasciano attonito il resto del mondo, eccetto il premier israeliano Netanyahu che esulta parlando di decisione storica.

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"Deplorevole" la definisce il presidente francese, Macron; "irresponsabile" quello turco, Erdogan, secondo il quale andrà tutto a beneficio dei terroristi.

Preoccupata l'Ue: "L'Unione europea esprime grave preoccupazione dopo l'annuncio del presidente Trump su Gerusalemme e le ripercussioni sulle prospettive di pace". Per i Ventotto la posizione resta però immutata: nessuno dei Paesi Ue, Londra compresa, sposterà le proprie rappresentanze da Tel Aviv.

In terzo luogo, e ancora più importante nei rapporti con il partito Repubblicano che lo può scaricare da un momento all'altro, Trump si propone di consolidare il suo elettorato che è sì minoritario (oggi il suo consenso è sceso intorno al 35%) ma è compatto e partigiano.

Per ora, dunque, le reazioni si sono limitate a dichiarazioni a effetto e note di disappunto pressoché comuni non solo da parte mediorientale. "Il regime degli ayatollah innescherà una nuova Intifada". Da quando Gerusalemme est è stata annessa a Gerusalemme ovest nella guerra di sei giorni del 1967, Israele ha rivendicato la città come capitale "eterna e indivisibile" e ha chiesto a gran voce un riconoscimento internazionale. A Gaza sono stati bruciati poster con l'immagine del presidente americano. Otto Paesi, tra cui anche l'Italia, chiedono una riunione di emergenza dell'Onu, intanto a Gaza bruciano le bandiere americane.

L'accelerata del dipartimento di Stato americano rischia di aver chiuso le porte alla timida, lenta riapertura dei canali diplomatici (non ufficiali) che sembrava profilarsi all'orizzonte fra Israele e Arabia Saudita. Il nodo di Gerusalemme è sempre stato rimandato come la parte finale dei negoziati di pace, già ai tempi degli accordi di Oslo, nel 1993, perché era considerato il punto più insidioso tra gli argomenti che dovevano essere risolti per raggiungere un accordo.

Nel frattempo, il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha promesso che i palestinesi useranno tutte le opzioni disponibili per "proteggere la nostra terra ed i nostri luoghi santi".

Tre dimostranti palestinesi, poi, sono rimasti feriti dal fuoco di militari israeliani quando stamane la manifestazione di protesta a cui partecipavano presso Khan Yunes (Gaza) ha raggiunto i reticolati della linea di demarcazione della Striscia con Israele.

Ripeto. Noi non sappiamo come risponderanno i Paesi arabi, i palestinesi, ma è certo che Gerusalemme richiede una risposta di tutti e quindi inviterei gli Stati e i singoli ad interrogarsi su quale risposta si stia dando e si vuole dare. La paura molto diffusa anche in tutte le cancellerie occidentali è che il già precario equilibrio in Medio Oriente possa incrinarsi definitivamente per questa scelta.