Violenze sessuali, omicidi e torture in Libia: condannato all'ergastolo un 22enne somalo

Violenze sessuali, omicidi e torture in Libia: condannato all'ergastolo un 22enne somalo

Prospera Giambalvo
Ottobre 12, 2017

Milano, 10 ott obre 2017 - È stato condannato all'ergastolo con isolamento diurno per tre anni Osman Matammud, il 22enne di origine somala in carcere dal settembre scorso nel capoluogo lombardo e imputato a Milano con l'accusa di avere ucciso, torturato e stuprato decine di persone in un campo in Libia.

"Da quella che sembrava una semplice lite tra due donne e un uomo somalo - ha aggiunto l'assessore Rozza - avvenuta all'esterno del centro di accoglienza di via Sammartini, grazie alla sensibilità degli agenti di Polizia Locale intervenuti nell'immediato, è emerso un quadro di violenze terribili e l'esistenza di campi in Libia in cui gli ospiti erano soggetti a torture, violenze sessuali e omicidi".

È arrivata nel primo pomeriggio la sentenza emessa dai giudici della Corte d'Assise di Milano nei confronti di Osman Matammud, 22enne somalo, ritenuto autore di numerose torture nel campo di Bani Walid in Libia ai danni di migranti. "In 40 anni di carriera non ho mai visto niente di simile", ha commentato Ilda Boccassini, che coordina l'inchiesta. Il 23enne è rimasto impassibile alla lettura della sentenza, mentre il suo avvocato, Gianni Carlo Rossi, ha annunciato il ricorso in appello, ribadendo che "è innocente". "Ha solo 22 anni - aveva detto nella requisitoria - e si e' sentito onnipotente ad avere nelle sue mani la vita di centinaia di persone". Una delle presunte vittime di Osman Matammud, condannato all'ergastolo, racconta ai cronisti le violenze subite in un campo profughi libico dove si trovava con la speranza di imbarcarsi per l'Europa. Un'altra voce: "Volevano i soldi e per ottenerli in modo veloce ci facevano violenze per far pagare in fretta i nostri familiari". "Ringrazio l'Italia e sono felice di avere avuto giustizia".

L'accusa di omicidio volontario per la morte di almeno 4 prigionieri è stata assorbita dal reato di sequestro di persona aggravato. "Sono stato accoltellato a una mano, colpito con un sasso sulla testa e con un tubo", ha ricordato un altro. "Finche' vivro', spero di stare qui", spiega uno di loro e un altro dice: "Non riesco nemmeno a raccontarlo quel viaggio, figuriamoci se lo rifarei".