La storia di Loris Bertocco, che ha deciso di morire in Svizzera

La storia di Loris Bertocco, che ha deciso di morire in Svizzera

Prospera Giambalvo
Ottobre 12, 2017

Prima di morire ha recapitato il suo memoriale Loris Bertocco, veneziano cieco e invalido di 59 anni, che ha praticato il suicidio assistito in Svizzera. "Porto con me l'amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario".

L'uomo che è stato costretto a ricorrere all'eutanasia in un altro Paese era paralizzato dal 1977, e le sue condizioni si erano aggravate nel tempo: negli ultimi anni era diventato quasi cieco.

La vicenda di Loris Bertocco ha riportato alla ribalta il tema della morte assistita, tema che divide l'opinione pubblica italiana. Col passare degli anni le sue condizioni erano peggiorate tanto che sopravvenire anche la cecità.

Sono passati quattro anni dalla presentazione del testo alla Camera, quando a firmare furono 67mila cittadini, che chiedevano l'eutanasia legale, sostenuta dai Radicali italiani.

"Il mio appello - scrive Bertocco nel memoriale - è che si approvi al più presto una buona legge sull'accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all'ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità". "Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata", si legge nel lungo scritto lasciato da Loris Bertocco.

Insieme alla lettera di Loris c'era anche una breve nota firmata da Gianfranco Bettin e Luana Zanella, esponenti storici dei Verdi. "Parlava da tempo di questa sua scelta finale". La scelta di fare questo viaggio è stata sofferta ma non per se stesso: tentava di rendere il più sereno possibile il distacco dai suoi cari, ovvero dalla madre Renata, alla sorella, all'ex moglie e a Mirella, l'amica che gli è stata più vicina nell'ultimo periodo. Per lui, però, questi sono stati anche decenni di dolore e pesantezza, che infine non ha più voluto sopportare, desiderando una vita più degna e piena oppure la pace che spetta alle persone giuste e vitali ma ormai troppo stanche e sofferenti. Si tratta del quarto veneto che ha scelto la dolce morte ad una vita di dolore o senza speranza.