Diabete, ricerca italiana scopre chiave del maggiore assorbimento del glucosio

Diabete, ricerca italiana scopre chiave del maggiore assorbimento del glucosio

Prospero Rigali
Settembre 30, 2017

La colpa di tutto ciò sarebbe da imputarsi al trasportatore SGLT-1 che si trova a livello duodenale.

Assorbire in maniera eccessiva il glucosio non significa solo avere una maggiore predisposizione all'aumento di peso ma, soprattutto, essere maggiormente a rischio sindrome metabolica. Ciò significa che ancora prima che tale condizione si manifesti, è molto probabile che a termine pasto si evidenzi un'impennata glicemica.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno preso in esame 54 persone e le hanno sottoposte a curva da carico orale facendo loro bere una soluzione contenente 75g di glucosio, dopodiché sono stati effettuati alcuni esami per misurare il livello di SGLT-1.

"In questo studio abbiamo osservato che i soggetti con 'NGT-alta glicemia ad 1 ora' e i soggetti con ridotta tolleranza glicidica (IGT - cioè valori glicemia a due ore dalla curva da carico compresa tra 140 e 199 mg/dl), hanno aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nell'intestino, paragonabili a quelli riscontrati nei pazienti con diabete tipo 2, rispetto agli individui con NGT e glicemia ad 1 ora ˂155 mg/dl" spiega Sesti. "Tali risultati suggeriscono che l'aumento dei livelli duodenali del trasportatore SGLT-1 (e il conseguente eccessivo assorbimento intestinale del glucosio) rappresenta uno dei meccanismi responsabili dell'iperglicemia post-prandiale".

Se è indubbio che alcune persone assorbono, durante i pasti, gli zuccheri in misura nettamente maggiore rispetto agli altri, finora nessuna ricerca era riuscita a spiegare, scientificamente, l'origine di tale differenza.

La relazione SGLT-1 e l'assorbimento di glucosio è stata resa nota da una ricerca italiana coordinata dal professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia SID e ordinario di Medicina Interna dell'Università 'Magna Gaecia' di Catanzaro, e pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. Secondo gli scienziati, un possibile rimedio verrebbe dal mondo della natura: "Tenendo in considerazione che l'attività del trasportatore SGLT-1 può essere inibita da alcuni composti fenolici presenti nelle mele e che sono attualmente in fase di sviluppo farmaci con una doppia azione inibitoria sui trasportatori SGLT-1 e SGLT-2 (quest'ultimo presente a livello renale), è possibile ipotizzare che la correzione dell'eccessivo assorbimento intestinale del glucosio potrà rappresentare una possibile strategia terapeutica utile non solo per trattare l'iperglicemia post-prandiale, ma anche per prevenire lo sviluppo del diabete nei soggetti a rischio", conclude Sesti. Come spiega lo stesso Dott Sesti l'assorbimento intestinale del glucosio che introduciamo con la dieta avviene principalmente nella prima porzione dell'intestino, ovvero il duodeno. Ne è risultato che quando i livelli di questa sostanza risultano più alti del solito si è in presenza di soggetti già affetti da diabete di tipo 2 o di persone pre-diabetiche, per le quali l'alterazione funge da marcatore in grado di suggerire che l'aumentato assorbimento intestinale del glucosio, mediato dal trasportatore SGLT-1, potrebbe essere proprio un meccanismo coinvolto nel prossimo sviluppo del diabete tipo 2.

Lo studio del gruppo di ricerca guidato da Sesti ha osservato che i soggetti con 'NGT-alta glicemia ad 1 ora' a rischio di sviluppare il diabete e le persone con diabete tipo 2 presentano aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nel duodeno, dimostrando che è l'eccessivo assorbimento intestinale del glucosio, la causa dell' iperglicemia post-prandiale.