Libia, le barche dei migranti fermate da un nuovo gruppo armato

Libia, le barche dei migranti fermate da un nuovo gruppo armato

Prospera Giambalvo
Agosto 23, 2017

Il ragionamento è d'interesse, spiega la Reuters che ha curato l'inchiesta giornalistica sulla brigata, perché adesso è più conveniente passare per pedine potabili e in qualche modo affidabili agli occhi del governo che Fayez Serraj sta costruendo, e anche a quelli di Roma. Se l'indiscrezione fosse confermata, tale circostanza spiegherebbe in parte il brusco calo di sbarchi registrato nel mese di luglio e poi di agosto, risultato anche degli accordi tra Italia e Libia che hanno portato all'intensificarsi dell'attività da parte della Guardia Costiera libica. "Centinaia di persone" che starebbero portando avanti una "decisa campagna" lanciata da un non ben precisato ex membro della "mafia", oggi è alla guida del gruppo armato.

Cifre queste che evidenziano come, in maniera indiscutibile, da quando il ministro dell'Interno Marco Minniti ha deciso di muoversi in maniera autonoma, visto l'immobilismo sul tema da parte di Bruxelles, i risultati stanno arrivando.

Se comunque ci si vuole soffermare soltanto sul cercare di diminuire il flusso migratorio verso il nostro paese, senza dubbio si può dire che le azioni messe in campo da Minniti stanno dando i loro frutti. I milizioni operano a Sabratha, 70 chilometri ad ovest di Tripoli, e agiscono per aver un riconoscimento da parte del governo libico e della comunità internazionale. Prima conveniva più trafficare sui profughi, invece in questo momento l'Unione Europea sta valutando se l'intesa Italia-Serraj funziona, e semmai potrebbe essere disposta a metterci investimenti. "Il gruppo - rivela una fonte alla Reuters - impedisce ai migranti di salire sulle barche pronte a salpare verso l'Italia ed è formato da civili, poliziotti e militari".

Non è ancora chiaro se questo gruppo abbia o meno l'appoggio di Tripoli: quello che emerge, però, è che una delle fonti ritiene che la presunta Brigata 48 stia cercando una legittimazione dal governo libico, sostenuto dall'Onu. Non solo: il gruppo avrebbe anche preso possesso di uno dei centri di detenzione precedentemente in mano ai trafficanti di esseri umani, dove i migranti a cui viene impedito di imbarcarsi vengono rinchiusi. La stessa Organizzazione Mondiale per le Migrazioni conferma lo scenario attraverso le testimonianze di molti migranti che, prima di raggiungere l'Italia, hanno fatto tappa a Sabratha: "Ci hanno detto che è diventato molto difficile partire da lì - racconta Flavio Di Giacomo, portavoce Oim Italia - Ci sono persone che fermano le barche prima che riescano a partire".