Agguato Foggia, niente funerali pubblici per il boss e il cognato

Agguato Foggia, niente funerali pubblici per il boss e il cognato

Prospera Giambalvo
Agosto 11, 2017

Niente funerali per Mario Luciano Romito, boss 50enne della mafia sul Gargano e il cognato Matteo De Palma, 44 anni, ammazzati mercoledì in un agguato sulla strada tra San Marco in Lamis e Apricena.

Mario Luciano Romito, il boss di Monte Sant'Angelo, sarebbe stato ucciso anche lui con due colpi alla nuca, stessa sorte toccata al cognato, che gli faceva da autista. Gli agricoltori, è emerso dalle autopsie, sono stati colpiti con colpi sparati con il fucile d'assalto AK 47 Kalashnikov: Aurelio Luciani che aveva tentato di fuggire uscendo dall'auto, è stato raggiunto da due colpi al fianco e uno al gluteo; il fratello Luigi è stato ucciso con due colpi alla testa e uno alla nuca. I carabinieri stanno accertando se i Luciani possano essere stati scambiati per persone vicine a Romito perché viaggiavano a bordo di un pick up bianco, veicolo forse identico a quello utilizzato da gente conosciuta dal capoclan di Manfredonia.

Le esequie dei fratelli Luciani si svolgeranno invece nel pomeriggio. A dichiararlo, a margine del vertice svoltosi in Prefettura a Foggia e presieduto dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, è stato il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, riferendosi alla strage di ieri.

I funerali si stanno svolgendo nella chiesa Santissima Annunziata di San Marco in Lamis, detta anche Collegiata, la chiesa è gremita e decine di persone sono accalcate anche all'esterno. "Ho visto negli occhi di quei sindaci una volontà di reazione che probabilmente fino a qualche anno fa non c'è stata".

"Adesso - ha sottolineato il presidente della Regione Puglia - bisogna fare ciò che si è detto, ossia indagini fatte per bene, processi che reggano, rafforzare gli organici della magistratura di Foggia, che sono ancora assolutamente inadeguati alla pressione criminale, e soprattutto sostenere l'attività delle forze dell'ordine e dei magistrati con un'antimafia sociale più intensa". Qualcuno tra la folla ha urlato le parole "vittime innocenti" per sottolineare come i due contadini fossero soltanto onesti lavoratori che si sono trovati nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, pagando con la vita la furia omicida di un "commando" mafioso.