Omicidio Bruno Caccia: Rocco Schirripa condannato all'ergastolo

Omicidio Bruno Caccia: Rocco Schirripa condannato all'ergastolo

Prospera Giambalvo
Luglio 18, 2017

È arrivata ed è anche bella dura la condanna nei confronti di Rocco Schirripa, accusato dell'omicidio del magistrato Bruno Caccia, avvenuto nel giugno del 1983 per mano di un commando della 'ndrangheta. È questa la decisione della Corte d'Assise di Milano, che ha appunto condannato l'imputato al carcere a vita al termine di un processo ripartito da zero nel novembre dello scorso anno a causa di un errore procedurale. Secondo il pm, Caccia fu assassinato per "il suo estremo rigore" e per l'interesse verso le "attività finanziarie" del clan calabrese che impedivano all'organizzazione di fare affari.

Si dicono invece soddisfatte, ma probabilmente solo a metà, Paola e Cristina, le figlie di Bruno Caccia. "Avevamo indicato indizi e responsabilità compatibili con quanto emerso in questo processo - hanno detto ancora le sorelle Caccia - ma ci è stato detto, e questo abbiamo faticato ad accettarlo, che il processo doveva restare nel perimetro delle responsabilità di Schirripa".

La Corte, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, ha anche disposto a carico di Schirripa risarcimenti in favore delle parti civili Regione Piemonte, Comune di Torino, Presidenza del Consiglio e Ministero della Giustizia, con provvisionali dai 300mila euro ai 50mila euro per i familiari del magistrato, tra cui i figli, anche loro parti civili. Ora speriamo che si possa allargare.

Da parte sua Schirripa, difeso dagli avvocati Basilio Foti e Mauro Anetrini, si è sempre dichiarato innocente. Dichiarazioni e lamentele, chiare e circostanziate: "Io sono un capro espiatorio che fa comodo, visto che l'accusa lo cercava a tutti i costi". L'ex panettiere aveva anche annunciato che, in caso di condanna, avrebbe iniziato uno sciopero della fame.