Venezia. Stop a burqa, niqab e armi negli uffici e strutture sanitarie

Aldobrando Tartaglia
Giugno 28, 2017

Abolito il riferimento alle armi. E vale per tutti: nei luoghi pubblici controllati dalla Regione Veneto (compresi enti controllati, ospedali e uffici sanitari), indipendentemente dalle appartenenze etniche o di religione, si potrà entrare solo a volto scoperto. Contrarie le minoranze, su tutti Pd e M5s, secondo cui si tratta di un provvedimento di propaganda, ma di scarsa efficacia per la sicurezza. La maggioranza si è difesa sottolineando di non aver fatto altro che applicare una legge Statale.

È così che si garantisce la sicurezza? "Una persona a rischio, alla quale la prefettura rilascia il porto d'armi con rigorosa verifica psico-attitudinale annuale, ha l'esigenza di tutelare la propria incolumità ovunque perché i criminali, che delle regole se ne infischiano, possono colpire in ogni momento", replica ai critici. "Stop alle prigioni di stoffa, se uno straniero viene qui dev'essere lui ad adeguarsi alle nostre tradizioni, non il contrario". Dopo il via libera del consiglio regionale, Abdal lah Khezraji, storico portavoce delle comunità marocchine di Treviso e già vicepresidente della Consulta regionale per l'immigrazione, ha commentato amaro: "Anziché cercare un'armonia il Veneto fa sempre il possibile per distinguersi, rendersi antipatico, spostare l'attenzione da questioni molto più serie". Il Sindacato degli studenti di Padova, invece, è furioso per il nuovo rinvio, causa "regolamento anti burqa" della mozione sul diritto allo studio: "È una vergogna" dice Nicola Pelusi del Sindacato degli studenti.