Si dimettono i vertici della Consip, Cda decaduto

Si dimettono i vertici della Consip, Cda decaduto

Aldobrando Tartaglia
Giugno 20, 2017

Ad avvio della seduta dell'aula del senato sulle mozioni sui vertici Consip, il presidente Grasso ha dato lettura della lettera inviata alla presidenza dal ministro dell'economia Padoan nella giornata di ieri. Il voto sulle mozioni è previsto nel pomeriggio. Il M5S ha attaccato in modo severo la censura della presidenza del Senato, ma la decisione di Pietro Grasso appare sostanzialmente corretta.

Rischia di capitolare la maggioranza e rischia anche il ministro dello Sport Luca Lotti, sul quale pende la spada di Damocle della mozione depositata da Mdp, che ne chiede l'allontanamento dal governo. "Il dibattito deve quindi svolgersi e le mozioni devono essere votate", conclude la parlamentare. E di fronte alla volontà espressa dall'amministratore delegato Luigi Marroni di voler rimanere al suo posto, "il Consiglio è decaduto -ribadisce l'esponente Dem- questa è la vita giuridica". Una analoga "soffiata" dice di averla ricevuta "dal generale Saltalamacchia mio amico" e poi tira in ballo il presidente: "Ferrara mi disse di aver appreso, in particolare dal comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, che c'erano indagini che riguardavano Alfredo Romeo, dicendogli di stare attento". Una lettura contestata dalla Lega, che anzi ha chiesto attraverso il leader Matteo Salvini che Luigi Marroni resti: "Non vorrei - ha affermato il leader del Carroccio - che azzerassero tutto perché c'è chi vuole parlare".

"Ribadisco che si sono dimessi per non indebolire il lavoro prezioso di Consip". Il Pd conta di farcela partendo da un bacino potenziale di 145 voti (compresi alfaniani, Autonomie, tosiani e qualche senatore del Misto) e sperando di vincere le resistenze dei verdiniani, che difendono la gestione di Consip. Al termine, si voterà sulle mozioni presentate. Tutti coloro che hanno presentato le mozioni dovrebbero prendere atto che le mozioni sono state superate. O l'hanno fatto? Su questo - insiste Augello - deve risponderci il governo.

I magistrati gli ricordano che come testimone ha l'obbligo di dire la verità e lui aggiunge: "Non riesco ad avere un ricordo nitido di tali vicende". La decadenza del board, infatti, non ha cambiato di una virgola la posizione dell'amministratore delegato Luigi Marroni, che non si dimetterà ("Se vogliono mi caccino loro") e tiene botta sulla sua versione dei fatti, che crea imbarazzi a Tiziano Renzi e soprattutto al ministro Luca Lotti.