Papa su tombe Mazzolari e Milani: Preti scomodi

Papa su tombe Mazzolari e Milani: Preti scomodi

Prospera Giambalvo
Giugno 20, 2017

Preso atto che gli spazi a Barbiana sono molto ristretti e quindi non è possibile portare lì più di una trentina di sacerdoti, d'intesa con i collaboratori del Papa ho invitato per il giorno 20 i sacerdoti che sono stati nel nostro Seminario insieme a don Milani (ne saranno presenti una decina), i preti ordinati negli ultimi cinque anni (altri quindici circa) e due seminaristi, i parroci delle parrocchie in cui don Milani ha esercitato il suo ministero e un sacerdote attivo pastoralmente nel territorio vicino a Barbiana negli anni sessanta.

È un incontro che completa un percorso, perché già nel 2014, su richiesta del Cardinale Betori, arcivescovo di Firenze, la Congregazione della Dottrina della Fede aveva fatto rimuovere il libro "Esperienze pastorali" di don Milani dalla lista dei libri messi all'indice. "Ciò non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani - non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco -, ma dice che la Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa". Come scrive don Lorenzo in "Lettera a una professoressa".

"Ridare la parola ai poveri perché senza parola non c'è dignità". Un "grazie" anche agli educatori, quelli che insegnano che la cosa essenziale è la crescita di una coscienza libera. "E che rimane anche con il suo caratteraccio". Se non si comprenderà realmente il sacerdote che don Lorenzo è stato, difficilmente si potrà capire di lui anche tutto il resto. E l'invito è anche quello di "voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture, abbandoni", per questo la Chiesa va amata e fatta amare, mostrata "come madre premurosa di tutti, soprattutto dei più poveri e fragili, sia nella vita sociale sia in quella personale e religiosa".

Il tempo di qualche stretta di mano, ed è subito chiaro che la visita ("strettamente privata", come voluto dal Vaticano) è ancora più 'lampo' del previsto, dalla chiesa il Papa sale le strettissime scale che portano dentro l'aula della scuola, con sulla porta scritto ancora "I care", e dove l'astrolabio le cartine geografiche, i disegni dei ragazzi, i tavoli e le sedie, sono ancora dov'erano e com'erano. Dal cardinale Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi - prosegue il Papa - gli arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo. "Il prete 'trasparente e duro come un diamante' continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa. Prendete la fiaccola e portatela avanti".