Fondi pensione, il rendimento supera il TFR - Report COVIP

Fondi pensione, il rendimento supera il TFR - Report COVIP

Bruto Chiappetta
Giugno 19, 2017

L'anno scorso quasi 2 milioni, più di uno su quattro, non ha fatto versamenti contributivi.

In riferimento alla condizione professionale, aderiscono alla previdenza complementare 5,8 milioni di lavoratori dipendenti, di cui 200 mila del settore pubblico, e 2 milioni di lavoratori autonomi. Più contenuto l'aumento per i fondi negoziali, che si ferma al 3,4%.

La documentazione relativa alle nuove modalità di adesione è disponibile nel sito PREVINDAI, Area tematica Aziende/Studi, alla voce "Adesione dirigente".

Anche nel 2016, tuttavia, si è ampliato il fenomeno dei mancati versamenti. Nel 2015 erano circa 1,8 milioni. Il flusso dei contributi destinato ai fondi pensione aperti e ai PIP è cresciuto dell11%. Per i PIP "nuovi" di ramo III, il rendimento medio è stato del 3,6 per cento; le gestioni separate di ramo I hanno reso il 2,1 per cento. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell'1,5%.

"Un quadro complessivamente positivo sulla previdenza complementare, in particolare relativo a gestione e andamento dei fondi negoziali". La rivalutazione del Tfr è stata del 2,2%.

Nel corso del 2016 è proseguito il processo di consolidamento dell'offerta previdenziale complementare. La previdenza complementare nel 2016, alla fine del 2016, le forme pensionistiche complementari sono 452: 36 fondi negoziali, 43 aperti, 78 piani individuali pensionistici (PIP), 294 preesistenti e FONDINPS. "Permangono margini di ulteriore concentrazione - afferma Padula - è importante sfruttarli per tendere a una più elevata efficienza, rafforzando la struttura organizzativa e di governance, innalzando la qualità dei servizi offerti agli aderenti, contenendo i costi".

Gli investimenti in Italia si fermano a 71 miliardi di euro, pari a circa al 37% del totale degli attivi. La quota destinata al finanziamento delle imprese italiane rimane ancora esigua: 7,2 miliardi di euro, pari al 3,7% delle attività totali, di cui 3,4 miliardi in titoli di debito e 3,8 miliardi in titoli di capitale.

La "dittatura" dei benchmark Dietro la bassa esposizione al "rischio Italia" c'è sempre lo stesso fattore: le gestioni finanziarie sono tipicamente orientate alla replica di benchmark di mercato diversificati su scala internazionale, dove il peso del made in Italy è quasi inesistente vista la bassa capitalizzazione del mercato azionario italiano e del limitato numero di imprese quotate.