Carrie Fisher è morta di apnea notturna e

Carrie Fisher è morta di apnea notturna e "altri fattori imprecisati"

Prospero Rigali
Giugno 19, 2017

L'ufficiale giudiziario che si occupa di indagare sulle cause di un decesso ha stabilito che Carrie Fisher è stata uccisa da un'apnea notturno, disturbo che provoca brevi interruzioni respiratorie nel sonno, insieme ad altri fattori fra cui l'uso di droghe.

Era il 23 dicembre dello scorso anno quando, mentre era in volo da Londra a Los Angeles, un quarto d'ora prima di atterrare, era stata colpita da un infarto: le sue condizioni erano apparse subito gravissime.

Il prossimo 15 dicembre uscirà nei cinema l'ottavo episodio della saga di "Guerra Stellari".

"Tutto quello che posso dire, dal mio punto di vista, è che non è una novità che Carrie assumesse medicinali". Alla fine, ci è morta.

Dopo sei mesi dalla sua morte, sono state finalmente svelate le cause del decesso di Carrie Fisher.

Dopo aver perso anche la madre Debbie Reynolds in quel terribile 2016, Todd ha ammesso di non essere affatto stupito dalle possibili cause del decesso di sua sorella. "In tutte le sue opere ha sempre parlato apertamente del marchio sociale che circonda queste malattie", ha dichiarato la figlia Billie Lourd a People Magazine.

[Carrie Fisher, n.d.r.] Parlava della vergogna che tormenta quelle persone, e le proprie famiglie, che sono costrette ad affrontare queste malattie. So per certo che mia madre vorrebbe che la sua morte fosse un motivo di incoraggiamento per queste persone ad aprirsi col mondo ed a parlare dei propri problemi. Che cerchino aiuto, che lottino per ottenere i finanziamenti governativi adatti ai programmi di salute mentale. La vergogna, lo stigma sociale, sono nemici del progresso verso le soluzioni e verso una cura definitiva. L'utilizzo di medicinali e droghe può infatti peggiorare la Sindrome delle apnee nel sonno con risultati fatali. In passato, Carrie Fisher affrontò lunghi periodi di tossicodipendenza e disturbi mentali, iniziando a usufruire di droghe a tredici anni finché a 24 non le fu diagnosticato il disturbo bipolare. I medici hanno fatto il miglior lavoro possibile per curare la malattia mentale. "Ti voglio bene, mamma".