Banche venete in corsa contro il tempo

Banche venete in corsa contro il tempo

Bruto Chiappetta
Marzo 31, 2017

Sul risultato di bilancio, è la stessa banca a rivelare che hanno inciso negativamente accantonamenti e rettifiche per 1,72 miliardi di euro.

"Il rafforzamento patrimoniale rappresenta un presupposto per la continuità aziendale e per il positivo completamento dell'operazione di fusione".

C'è un grido di dolore e di allarme nel comunicato emesso ieri dall'istituto guidato dall'amministratore delegato, Fabrizio Viola: nelle scorse settimane l'indicatore della liquidità Lcr è sceso nettamente al di sotto dei minimi obbligatori come "conseguenza della significativa uscita di raccolta commerciale a seguito dei timori di bail in connessi alle incertezze sul processo di ricapitalizzazione". Gli azionisti che non hanno aderito all'offerta economica per rinunciare all'azione legale contro le Banche sono già pronti ad attivare i loro avvocati e questo è un grosso guaio per le due Banche Venete che potrebbero facilmente trovarsi a Dover affrontare rimborsi record in un momento di forte difficoltà. Veneto Banca informa in una nota che "al netto delle posizioni irrintracciabili, la percentuale degli azionisti aderenti è pari al 75% circa del totale, corrispondenti al 68,2% delle azioni VB rientranti nel perimetro dell'Offerta di Transazione".

Nonostante la proroga al 28 marzo dell'offerta pubblica di transazione proposta da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, non è stata raggiunta la soglia dell'80% di adesioni ritenuta necessaria per avere il via libera al salvataggio con soldi pubblici da parte della Bce e dell'Europa.

Quanto alla sua permanenza ai vertici delle due banche, Viola spiega che i presupposti per cui è arrivato sono nel frattempo cambiati ma che resterà per completare il salvataggio.

"Le responsabilità di quanto successo fra il 2013 e il 2014 con la concessione di credito ai soci in cambio dell'acquisto di azioni era in capo a chi ricopriva il ruolo di direttore generale e direttore dei mercati", si legge nei verbali dell'interrogatorio di Gianni Zonin, per 19 anni alla guida della Bpvi, a proposito del "buco" da 6,2 miliardi di euro di valore delle azioni della banca vicentina. Per questo motivo il futuro delle due banche venete non sembra ancora essere chiaro.

Una situazione che ovviamente desta la preoccupazione delle associazioni dei consumatori. In base all'istituto del bail-in, sono proprio gli azionisti, infatti, le prime vittime designate. Mion ha anche aggiunto, a proposito dello stato di solvibilità dei due istituti, di credere che "non valga la pena rivitalizzarle separatamente". Le due banche venete, che stanno anche valutando la fusione, hanno chiesto di aderire al sostegno straordinario pubblico-privato, che, oltre al Fondo Atlante (che detiene il 99,3% di PopVi e il 97,6% di Veneto Banca), coinvolge lo Stato.

Il 2016 è stato un anno drammatico per la Banca Popolare di Vicenza. Tant'è che Finsterbuch consigliava, già all'inizio di marzo, di liberarsene.