Padova:

Padova: "Sono tutti obbiettori", non riesce a abortire in 23 ospedali

Prospero Rigali
Marzo 4, 2017

Una corsa contro il tempo che si trasforma in un girone infernale iniziato dall'ospedale di Padova e terminato a gennaio, grazie all'interessamento del sindacato, con l'aborto avvenuto sempre a Padova allo scadere dei fatidici tre mesi. Mentre la politica discute sull'iniziativa della Regione Lazio d'indire un bando per l'assunzione di ginecologi non abortisti, in Veneto una donna di 41 anni che voleva interrompere la sua terza gravidanza è stata respinta da 23 ospedali del Nordest. Già madre di due figli, la 41enne, nonostante tutte le precauzioni per non rimanere incinta, si è accorta lo scorso dicembre di aspettarne un terzo. Per toccare con mano cosa significhi confrontarsi con il sistema sanitario locale è sufficiente contattare gli ospedali del territorio, presentandosi come una donna in stato di gravidanza già avanzato, e porre qualche domanda.

"Da noi sono tutti obiettori", "Non c'è posto", "Sono tutti in vacanza": queste le parole che la donna nel 2015 si è sentita rispondere alla sua richiesta di abortire.

"E' offensivo e inutilmente doloroso" Stremata, ma anche preoccupata per i tempi stretti che impone la legge, la 41enne si è rivolta come ultima spiaggia alla Cgil, che è riuscita a sbloccare la situazione proprio nell'ospedale di Padova, il primo che aveva negato l'intervento. Posto che anche essere obiettori di coscienza è un diritto, "non è concepibile costringere le donne a intraprendere vereodissee per vedersi garantire il rispetto di una legge dello Stato", conclude il sindacato. "Una struttura pubblica doveva darmi garanzia dell'applicazione della normativa". Non sono mancate le polemiche politiche, con la consigliera regionale del Pd Alessandra Moretti che ha depositato un'interrogazione urgente al presidente del Veneto Luca Zaia per chiedere un'indagine interna sulla sanità regionale. "Il governatore - sottolinea - deve farsi garante del rispetto della legge 194 in tutte le strutture pubbliche del Veneto". In Italia sono tante le donne che si scontrano con problemi di questo tipo. La legge prevede inoltre che i medici possano prendere posizione come obiettori di coscienza, rifiutandosi di praticare l'aborto.