Zygmunt Bauman, morto a 91 anni il sociologo della

Zygmunt Bauman, morto a 91 anni il sociologo della "società liquida"

Aldobrando Tartaglia
Gennaio 11, 2017

In Modernità e Olocausto, uno dei suoi libri più importanti, Bauman si opponeva alla teoria che l'Olocausto fosse o un episodio della millenaria storia dell'antisemitismo o un'improvvisa, devastante deviazione dalla via maestra della civiltà. In un mondo in continuo mutamento, esistono la paura di "non trovare piu' acquirenti per quel tipo di competenze acquisite con un duro lavoro" o quella di "perdere la posizione sociale, di essere buttati fuori, come vediamo nei reality" che propongono la spettacolarizzazione attraverso l'aspettativa: "chi sara' escluso la prossima volta?". A confermare la notizia, anche l'editore italiano di Bauman, Laterza, che lo saluta come "intellettuale che ha saputo leggere il nostro tempo". "Siamo in una modernità fatta di bambagia che ci impedisce di fare ciò che vogliamo, che sviluppa un senso di ignoranza, di inadeguatezza e di frustrazione, che provoca uno stato di impotenza e di instabilità".

Nato da genitori ebrei a Poznań nel 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939, all'inizio della seconda guerra mondiale.

Bauman aveva vissuto poi in Israele e in Gran Bretagna, nella città di Leeds, dove insegnava da anni. La University di Leeds ha inoltre intitolato a Bauman un omonimo istituto che si occupa dei temi cari al filosofo e sociologo polacco. Oggi ne ricordiamo alcune delle più rilevanti citazioni. Bauman è altresì il sociologo che ha indagato la Solitudine del cittadino globale, l'iper-individualizzzione della società (La società individualizzata), la comunità come risposta alla frammentazione sociale (Voglia di comunità), il consumismo e gli aspetti disumani del capitalismo (Consumo dunque sono - Capitalismo parassitario), la perdita di concretezza dei legami affettivi e solidali (presenti sia nel ciclo "liquido" che come filo rosso di molte altre opere).

E proprio in occasione del suo arrivo nel capoluogo friulano concesse un'intervista al Messaggero Veneto, durante la quale si soffermò su problemi di carattere internazionale: le primavere arabe, la situazione in Europa e il futuro delle società occidentali.