Gravidanza: il vaccino contro l'influenza è consigliato dai ginecologi

Gravidanza: il vaccino contro l'influenza è consigliato dai ginecologi

Prospero Rigali
Ottobre 20, 2016

Il bambino da 6 a 14 anni si ammala d'influenza circa 8 volte più di frequente dell'anziano e circa 4 volte più dell'adulto.

I primi campanelli d'allarme sono i classici e solitamente tutto parte da un'infezione alle vie respiratorie: ogni anno, secondo stime dell'Istituto Superiore di Sanità, sono ottomila le persone, soprattutto anziani, che muoiono in seguito a complicazioni che insorgono dopo aver contratto il virus dell'influenza, come la polmonite.

Secondo quanto riportato dall'Agenzia Italiana del Farmaco sottolinea che "il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre".

"I bambini fino ai 5 anni di età, gli anziani sopra i 64 anni e tutti coloro che soffrono di malattie croniche gravi - afferma la prof.ssa Susanna Esposito, presidente del Congresso, direttore dell'Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell'Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici - sono i soggetti a maggior rischio di forme particolarmente gravi che possono comportare la necessità di ricovero ospedaliero o, più raramente, condurre alla morte".

Ad esporsi è stato anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: "Consigliamo la vaccinazione antinfluenzale soprattutto alle persone più a rischio, perchè per i soggetti fragili l'influenza può avere anche conseguenze letali, come si è visto negli scorsi anni". Ma anche quest'anno 2 dei 3 virus circolanti sono 'new entry', contenute nel vaccino.

Al momento, però, gli italiani a letto, "oltre centomila - chiarisce - sono stati colpiti da virus simili all'influenza, anche se facilmente confondibili".

Nei primi anni di vita ne soffre il 25% dei piccoli e "nonostante si tratti di infezioni generalmente lievi - precisa la presidente di Waidid - hanno un impatto medico, familiare e socio-economico rilevante". Per questo la ricerca milanese punta ad analizzare il possibile effetto di immunostimolanti/immunomodulatori sul microbiota, quindi sull'immunità innata intestinale dopo somministrazione di questi prodotti per bocca. Quando questo controllo viene meno, avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori, in alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastro-intestinale ma anche come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l'autismo.