Bagdad: con le truppe turche in Iraq si rischia guerra regionale

Bagdad: con le truppe turche in Iraq si rischia guerra regionale

Prospera Giambalvo
Ottobre 8, 2016

Al momento le forze curde hanno fatto affidamento per la loro protezione ad eventuali attacchi chimici a sistemi primitivi come l'utilizzo di asciugamani, serbatoi d'acqua e cappelli. L'esplosione di un secondo ordigno nei pressi di un mercato nella zona di al Madaen (Sud della capitale) ha invece "ucciso 3 civili e ferito altri sette", ha aggiunto lo stesso colonnello di polizia.

"La presenza di un contingente militare turco nel Nord dell'Iraq complica la battaglia per Mosul", ultima roccaforte irachena dello Stato Islamico (Isis), per cui viene data per imminente un'offensiva mirata a cacciare i jihadisti.

La scintilla dell'escalation della crisi è stata la decisione del Parlamento di Ankara di estendere di un anno la presenza di militari turchi in Iraq e in Siria (dive ornai vi sarebbero circa 10 mila militari turchi), allo scopo di "combattere il terrorismo".

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Un'affermazione che ha scatenato l'ira del parlamento di Baghdad, che con un voto ha sollecitato il governo iracheno "a rivedere le relazioni finanziarie e economiche" con Ankara. Decisione seguita il giorno dopo da dichiarazioni del presidente turco Recep Erdogan, considerate dal governo iracheno una "intollerabile ingerenza negli affari interni del paese".Erdogan ha annunciato che l'esercito turco prenderà parte alla battaglia per la liberazione di Mosul aggiungendo che, dopo la liberazione, la città dovrà rimanere nelle mani degli abitanti turcomanni, arabi sunniti e curdi sunniti.

Il Parlamento dell'Iraq ha convocato una riunione straordinaria, nella quale ha attaccato il presidente turco.

Intervistato dalla tv satellitare al Arabiya il generale al Ghanimi ha spiegato che "esistono rischi di sicurezza riguardanti la possibilità che le forze turche" che si trovano a Bashiqa - località a Nord-Est del capoluogo iracheno "possono essere colpite per errore durante le operazioni militari". Per la maggioranza sciita irachena, che esprime anche il governo di Baghdad, il sostegno fornito da Ankara alla minoranza arabo-sunnita e a quella di etnia turcomanna, ex sudditi iracheni dell'impero ottomano, si configura come un'occupazione strisciante e inaccettabile. E questa richiesta ha incassato l'appoggio della comunità sciita, che costituisce oltre il 60% del totale della popolazione.