Intesa Sanpaolo, verso il modello di wealth management company

Intesa Sanpaolo, verso il modello di wealth management company

Bruto Chiappetta
Agosto 3, 2016

Nel primo semestre i profitti sono stati pari a 1,707 miliardi contro i 2,004 miliardi del primo semestre 2015. L'istituto prevede di registrare quest'anno una crescita dell'utile ante imposte e dell'utile netto consolidato rispetto al 2015. Mentre il risultato della gestione operativa è sceso del 10,3% a 4,427 miliardi, i proventi operativi del -5,6% a 8,628 miliardi e gli oneri operativi del -0,1% a 4,20 miliardi.

Le rettifiche nette su crediti sono aumentate, da anno ad anno, da €847 a €923 milioni. Il livello di copertura specifica dei crediti deteriorati è pari al 47,3% a fine giugno 2016, rispetto al 47,6% di fine 2015 (media dei concorrenti italiani: 41% nel primo trimestre 2016), con una copertura specifica della componente costituita dalle sofferenze al 60,7% a fine giugno 2016 (61,8% a fine 2015).

Intesa SanPaolo ha alzato il velo sui conti del terzo trimestre 2016. Lo afferma il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, commentando i dati semestrali e aggiungendo che sono stati raggiunti risultati molto impegnativi, " superando gli obiettivi previsti dal piano, in un contesto di mercato particolarmente difficile".

"C'è evidentemente una percezione errata della situazione, penso che gli investitori internazionali non stiano guardando l'Italia nel modo corretto", ha aggiunto. "Ci collochiamo ai vertici europei anche in termini di redditività, grazie all'importante contributo di tutte le divisioni della Banca". È ovviamente inferiore al 12,98% riportato al 31 dicembre scorso, ma quasi il doppio della soglia critica del 5,5% e anche superiore al 9,5% attualmente in vigore come requisito Srep.