Anticoagulante per tentare di uccidere il marito, in carcere

Anticoagulante per tentare di uccidere il marito, in carcere

Quintino Maisto
Agosto 3, 2016

I due cercavano di uccidere il marito di lei somministrandogli, mescolato a bevande, massicce dosi di anticoagulante che lo hanno fatto finire spesso in ospedale.

Una storia degna di un copione da fiction tv l'hanno definita i Carabinieri, con madre e figlio nelle vesti di avvelenatori e un terzo uomo ingaggiato come picchiatore. L'indagine parte da un'attività di intercettazione telefonica iniziata dopo la denuncia di un'aggressione subita dalla donna il 28 giugno.

Con l'accusa di tentato omicidio aggravato e lesioni personali aggravate in concorso sono stati arrestati una donna di 42 anni e il figlio di 22 originari della Puglia.

La coppia ha comunque proseguito nel piano ma i carabinieri del Nas sono però riusciti nel frattempo a rintracciare le farmacie all'interno delle quali fosse stato comprato il Coumadin e dai filmati comprendere anche chi aveva presentato le ricette, il figlio 22enne della donna.

Non contenta di ciò, la diabolica coppia, al fine di procurare all'uomo delle lesioni che sapevano benissimo non si sarebbero rimarginate proprio per l'assunzione del potente farmaco, avevano addirittura organizzato un agguato ai suoi danni, assoldando un pregiudicato colombiano, MOSQUERA ZABALA EDWIN ANDREI, residente a Silvi Marina. Ulteriori accertamenti hanno, infatti, consentito di appurare che le prescrizioni mediche, così come i timbri dei medici apposti sulle stesse, risultavano false. Per causare emorragie, il 10 luglio scorso e' stata organnizzata l'aggressione della vittima, avvicinata da due sconosciuti con una mazza da baseball: l'uomo ha pero' reagito ed e' riuscito a mettere in fuga i due malfattori, uno dei quali non ancora identificato. Ma da quella data le richieste di intervento al 118 per problematiche dello stesso tipo si sono susseguite, per ben 5 volte, fino alla decisione dei medici del pronto soccorso di ricoverare l'uomo nel reparto di Ematologia. Solo grazie ai sanitari del reparto, che hanno continuamente corretto il valore di coagulazione somministrando al paziente massicce dosi di "antidoto" (vitamina k), la vita dell'uomo e' stata salvata. Nel corso della perquisizione domiciliare i carabinieri hanno trovato nella casa della donna timbri falsi di medici, ricette false, una scatola del medicinale e una confezione di adrenalina.